Una maggioranza ormai allo sbando e dilaniata da lotte intestine sul dossier CVA è adesso sotto gli occhi di tutti. La Lega Vallée d’Aoste è stata la prima, già a dicembre 2024, a capire che qualcosa non andava e a portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica, nel silenzio sospetto di molti media locali.
I ripetuti e sistematici attacchi alla società e alla sua governance da parte dell’estrema sinistra rappresentata da PCP, aveva infatti delle inconsuete similarità di visioni con una parte dell’Union Valdôtaine. Entrambe si auguravano che “testa e cuore di CVA restassero in Valle”, che tradotto significa una società controllata completamente dalla politica. Probabilmente qualcuno ha già dimenticato il caso del Casinò e delle turbine cinesi: amnesie piuttosto sospette.
Le sfumature tra i due fronti sarebbero queste: a sinistra vorrebbero trasformare la società in una in house, cioè gestita come un assessorato, magari nelle mani indirette di improvvisati comitati di dilettanti allo sbaraglio, con danno incalcolabile per le casse della Regione.
D’altra invece si vorrebbe la direzione e coordinamento della stessa società da parte del socio indiretto, cioè la Regione, che sebbene sia fortunatamente esclusa per legge a garanzia della terzietà dell’azienda, qualcuno vorrebbe reintrodurre “de facto”.
E proprio in quest’ultima direzione la maggioranza ha irresponsabilmente votato un atto politico chiarissimo, e pericoloso, con una risoluzione approvata nella seduta del Consiglio regionale del 3 aprile scorso. Ma come ampiamente previsto, il meccanismo si è già inceppato.
Non solo una parte dell’opposizione chiede meccanismi di tutela nell’ottenere dati delicatissimi, ma anche chi dalla maggioranza ha votato la risoluzione, come il Commissario di Pour l’Autonomie, si tira indietro. A catena, a poche ore di distanza dall’audizione dei funzionari regionali che smentiscono di fatto le ricostruzioni più spinte dell’ex Presidente di Finaosta, la stessa Commissione prende tempo per ulteriori approfondimenti. A parole sono tutti manager. Nei fatti, solo cattivi politici, che invece di risolvere i problemi dei Valdostani si lasciano invischiare in lotte fratricide sulla pelle di tutti. Attendiamo ulteriori sviluppi.