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Il programma della Lega Vallée d’Aoste per le Elezioni Regionali 2025

Je n’abandonnerai jamais la Vallée d’Aoste. 

À mesure que le travail se fait, on sent le besoin de faire davantage. 

Une sourde volonté me pousse irrésistiblement à agir, malgré les risques devant lesquels je vais… 

Je vois très bien où je pourrai aller finir. 

Mais je ne puis cesser de travailler. 

Ce serait renier ma vie, ce serait m’abrutir, 

ce serait accepter l’injustice dominante. 

Moi je ne veux pas. 

Advienne que pourra” 

Emile Chanoux 1929


LA VALLE D’AOSTA CHE MERITI

La Valle d’Aosta che meriti è più di uno slogan: è un impegno. Un impegno verso una Regione che ha bisogno di concretezza, visione e coraggio per affrontare le sfide del presente e costruire un futuro all’altezza delle sue potenzialità.

In questi anni abbiamo ascoltato cittadini, famiglie, imprese, lavoratori e giovani. Da questo ascolto nasce un programma che vuole rispondere con serietà e realismo alle esigenze più sentite: il carovita, la sanità che fatica, la burocrazia che blocca, le opportunità che mancano. 

La nostra idea è semplice e chiara: ridare valore alla nostra Autonomia, renderla uno strumento efficace al servizio della comunità valdostana. Vogliamo una Regione che sostenga chi lavora, aiuti chi cresce una famiglia, supporti chi investe e chi crede ancora che qui si possa vivere bene. Una Regione giusta, sicura, solidale e libera.

Con la forza della nostra identità e la concretezza delle nostre proposte, ci presentiamo al voto con la volontà di costruire una Valle d’Aosta che non si accontenta, ma che pretende di essere governata con serietà, competenza e rispetto.

Questa è la Valle d’Aosta che meriti. E insieme possiamo renderla realtà.


Indice dei punti di programma


I candidati Lega Vallée d’Aoste alle elezioni regionali 2025

SANITÀ

Premesso che obiettivo primario del sistema sanitario regionale è sempre quello di mettere il cittadino e gli operatori sanitari al centro delle attenzioni delle politiche sanitarie regionali, decliniamo i temi principali sui quali punteremo la nostra attenzione nella prossima legislatura. 

La complessiva revisione della Legge regionale 5/2000, obiettivo non realizzato dal governo regionale nella legislatura scorsa, appare ormai improcrastinabile per addivenire ad una riorganizzazione dell’intero ambito sanitario regionale prevedendo una razionalizzazione della spesa ed il miglioramento delle prestazioni erogate sia in ambiente ospedaliero che sul territorio.

Dovrà essere assolutamente prioritario affrontare i temi individuati come fondamentali dalla Lega anche a livello nazionale e fra questi:

  • il contrasto del fenomeno della riduzione del personale sanitario, mediante una valorizzazione, anche per mezzo di strumenti innovativi di welfare, con particolare attenzione al benessere lavorativo, includendo tutto il personale nell’indennità di attrattività sanitaria senza le attuali esclusioni;
  • la sicurezza degli operatori sanitari
  • il rilancio della medicina territoriale;
  • il governo delle liste d’attesa con programmazione territoriale e prevenzione per rendere più efficiente la spesa e migliorare la qualità della vita, con piani di cura personalizzati per i malati cronici e con la diffusione e promozione del Percorso Tutela per l’abbattimento dei tempi di erogazione delle prestazioni;
  • l’incremento della Sanità digitale, puntando a risolvere le evidenti criticità sorte con l’utilizzo del nuovo gestionale ospedaliero “Trakcare” e l’implementazione della telemedicina (fondamentale in una regione con le nostre caratteristiche morfologiche);
  • la valorizzazione di ricerca e innovazione nelle cure per migliorare l’accesso a cure innovative per i pazienti, terapie digitali non ancora presenti e farmaci oncologici di ultima generazione con percorsi rapidi fast track per arrivare al letto del paziente, anche facendo rete con gli ospedali di ricerca, favorendo la ricerca clinica applicata e cogliendo l’opportunità dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei dati sanitari;
  • il raggiungimento del target ‘Meno burocrazia’ con il supporto di Agenas e delle altre Regioni per creare una commissione dedicata a ridurre la burocrazia ad ogni livello anche grazie ad innovativi strumenti digitali e tecnologici;
  • la valorizzare il Terzo Settore e delle associazioni pazienti, per stabilire un dialogo costante e paritario tra Istituzioni e Terzo Settore per garantire migliori cure e modelli organizzativi che mettano al centro la persona per una vera umanizzazione delle cure.

Particolare attenzione, inoltre, dovrà essere indirizzata all’area della non autosufficienza e alle patologie in crescita quali l’autismo, l’Alzheimer, i disturbi cognitivi, le demenze, il diabete al fine di costruire percorsi di cura e tutela del malato e di sostegno e accompagnamento delle famiglie, prevedendo anche la copertura regionale delle spese di degenza per i pazienti non autosufficienti, previo accertamento delle condizioni e dei necessari requisiti, da parte di apposita commissione. 

Contemporaneamente a quanto sopra si rende prioritaria la revisione del progetto già approvato dell’Ospedale Umberto Parini, in modo tale da renderlo concretamente rispondente alle necessità dei valdostani.

NO ALL’ENTE STRUMENTALE PER I SERVIZI SOCIO-SANITARI

A fronte di una amministrazione regionale uscente che ha pensato bene di progettare un ente strumentale che dovrebbe incorporare il personale socio sanitario assistenziale ed educativo della Società di Servizi (assistenti sociali, educatrici, oss ed operatori di sostegno), insieme a quello dei Cea regionali (centri diurni disabili) e delle microcomunità per anziani delle Unités, la Lega ha più volte combattuto in Consiglio Regionale per dire no ad una scelta che conduce a diverse criticità riguardo alle scelte giuridiche e amministrative del nuovo ente economico, ponendo in evidenza i diversi aspetti problematici del progetto. Tale possibilità è stata bocciata anche da una raccolta firme, effettuata in poche settimane, ma che ha raccolto la contrarietà di centinaia di professionisti che lavorano quotidianamente, e duramente, a contatto con i più deboli, con professionalità, pazienza ed amore, e che ora rischiano di perdere diritti acquisiti nel tempo ed addirittura il posto di lavoro, con il risultato di scaricare questa negatività sugli utenti e sulle famiglie. Per tutti questi motivi la Lega dice un secco no all’Ente Strumentale in favore di scelte che possano valorizzare il personale nella collocazione esistente, se già in carico nella pubblica amministrazione, o la sua stabilizzazione nel caso della Società di Servizi. Proprio per i dipendenti della Società di Servizi, inoltre, andrà garantita, per chi svolge un lavoro limitato ad una sola parte dell’anno, una continuità lavorativa su base volontaria, ad esempio, per gli operatori di sostegno, organizzando centri estivi nei periodi di chiusura delle scuole con l’impiego degli operatori che danno la propria disponibilità, garantendo un servizio alle famiglie da un lato e un impiego continuativo dall’altro.


INFRASTRUTTURE STRATEGICHE E TRASPORTI

In materia di trasporti gli obiettivi principali si possono schematicamente riassumere nelle seguenti linee guida di intervento:

  • approvazione completa e reale del Piano Regionale dei Trasporti (PRT) che deve affrontare il problema della mobilità, pubblica e privata, di persone e di merci, in maniera trasversale, complessiva e strategica, analizzando tutte le esigenze, coordinando i diversi attori che concorrono a costituire l’offerta di mobilità, per ottenere risultati che diano risposte efficaci ai bisogni di oggi, senza compromettere le necessità delle generazioni future e tenendo conto delle risorse economiche disponibili;
  • revisione della vigente normativa sulla mobilità sostenibile attraverso la definizione di un vero intervento legislativo atto a favorire questo tipo di trasporto alternativo, anche e soprattutto con un focus particolare su interventi di sviluppo di misure di mobilità sostenibile dedicate alla Città di Aosta ed a tutta la Plaine;
  • approvazione del Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, che introduca una governance regionale per lo sviluppo della rete di piste ciclabili, che collegherà il territorio regionale da Pont-Saint-Martin a Courmayeur, e delle connesse infrastrutture di supporto, oltre a promuovere la mobilità ciclistica nel suo complesso;
  • avvio delle attività di aggiornamento e revisione dell’attuale contratto per il servizio di trasporto disabili di concerto con le associazioni del mondo della disabilità, l’Assessorato Sanità, salute e politiche sociali e le Commissioni consiliari competenti;
  • riattivazione e potenziamento del tavolo di confronto con il Ministero delle Infrastrutture e le società di gestione (e relative società controllanti) delle autostrade valdostane sia per quel che riguarda i non più sostenibili aggravi tariffari, nonché la materia delle stesse concessioni vigenti ma anche per quel che attiene alla sicurezza dei tratti come nel caso della questione della “frana di Quincinetto”, valutando anche la possibilità di istituire concrete agevolazioni tariffarie di concerto anche con le istituzioni comunitarie sul modello della Vignette svizzera;
  • intensificazione delle attività per giungere alla revisione della tratta ferroviaria Aosta/Ivrea, per velocizzarla e per riqualificare le stazioni, che dovranno diventare hub intermodali, presso i quali poter beneficiare di servizi di mobilità integrati (bus, car e bike sharing, etc.). Particolare interesse andrà rivolto al possibile raddoppio selettivo della tratta e a nuove forme di trazione, quali ad esempio l’idrogeno;
  • prosecuzione delle azioni valutative e di analisi costi/benefici per la riattivazione del servizio sulla linea Aosta/Pré-Saint-Didier, e relativo prolungamento a Courmayeur, che richiederà interventi di manutenzione straordinaria (per operatori privati e forme innovative di partenariato pubblico privato);
  • approfondimenti tecnico-progettuali e di sostenibilità ambientale per la realizzazione di nuovi collegamenti intervallivi, secondo i più avanzati livelli di progettazione paesaggistico-ambientale e di ingegneria naturalistica, con disciplina di transito a pedaggio, debitamente disciplinata: completamento della Strada del Nivolet (collegamento della Valsavarenche alla Valle dell’Orco), realizzazione della Strada del Col du Mont (collegamento di Valgrisenche a Sainte Foy Tarentaise), Strada della Fenêtre de Champorcher (collegamento di Cogne a Champorcher) etc;
  • mantenimento e miglioramento, nel settore dello sci di fondo, dell’offerta attuale attraverso le misure già esistenti a sostegno degli investimenti (piste, innevamento, mezzi battipista);
  • avvio in forma sperimentale, per almeno tre stagioni e per un massimo di due località dello stoccaggio della neve (snowfarming), per anticipare l’inizio della stagione sciistica, incentivare il turismo sportivo ed in merito alla realizzazione di piste in quota;
  • rafforzamento dell’attività di sostegno agli investimenti, (impianti, piste, innevamento, mezzi battipista, etc.) nel settore dello sci di discesa, per mantenere e migliorare l’offerta attuale; 
  • rafforzamento, in collaborazione con FINAOSTA S.p.A., delle attività di governance ed indirizzo strategico sulle società partecipate operanti nel settore dei trasporti e degli impianti a fune;
  • individuazione di ipotesi di sviluppo o di riconversione specifiche per i piccoli comprensori attraverso analisi del contesto territoriale, delle caratteristiche e frequentazioni delle diverse località, con il coinvolgimento degli enti e gli operatori locali.

AEROPORTO “CORRADO GEX”

Con l’avvenuta definizione dell’annoso contenzioso esistente tra la Regione e l’azionista privato della società di gestione dell’aeroporto regionale si ritiene necessario definire una nuova politica di sviluppo della struttura.

A tal proposito si ritiene necessario dar corso all’aggiornamento del relativo Master Plan dell’aeroporto regionale valutando di affiancare all’odierna attività di volo turistico e scalo privato quella della realizzazione, di concerto e previa identificazione di un forte partner privato, di un centro di manutenzione tecnica per aeromobili al fine di rendere il “Corrado Gex” appetibile al mercato aereo attuale, nonché creando così fattive condizioni per lo sviluppo in loco di una filiera di formazione tecnica e relativa nuova occupazione di professionalità in ambito, con significative e strategiche ricadute sul territorio regionale.

INFRASTRUTTURE STRATEGICHE

Tenuto conto dell’importanza che il settore degli impianti a fune riveste per la nostra Regione, riteniamo necessario continuare ad investire per il rinnovo tecnologico e la manutenzione straordinaria degli impianti esistenti, tra cui quelli per l’innevamento e la battitura e sicurezza delle piste anche in considerazione dell’evoluzione climatica e della concorrenza dell’offerta mondiale.

I cambiamenti climatici, la necessità di rinnovo degli impianti, le piccole dimensioni dei comprensori valdostani in un mercato dello sci sempre più globale, nonché il crescente interesse del turismo estivo verso gli impianti (per il trekking, la bicicletta o altre attività ludiche) richiedono, pertanto, risposte adeguate e nuovi investimenti.

A tal riguardo, occorrerà procedere con una attenta valutazione dell’attuale modello di sostegno ed investimento in materia di impianti a fune, tenuto conto delle risorse pubbliche disponibili per il settore. Pertanto la necessità di reperire nuove importanti risorse per lo sviluppo dei comprensori sciistici, determinerà nel futuro il coinvolgimento di nuovi partner, anche di natura privata, con cui la Regione potrà far fronte agli investimenti programmati. Tali valutazioni dovranno tener conto dell’impatto strategico che tali opere avranno sul territorio e per l’economia locale. A questo si aggiunge l’intenzione di approfondire le valutazioni sugli altri collegamenti rilevanti dei quali si sta discutendo da tempo.

In particolare, circa il collegamento tra Ayas e Cervinia, dovranno essere valutati attentamente la fattibilità, la sostenibilità ed i costi del progetto di realizzazione di quello che potrebbe diventare uno dei più grandi comprensori mondiali per lo sci. 

Con specifico riferimento all’impianto di Weissmatten crediamo nella necessità di definire un nuovo rilancio del suo utilizzo e siamo contrari al suo smantellamento, sia per quel che riguarda l’economia turistica della zona, sia per le specifiche peculiarità che possiede quell’impianto.

Il collegamento Aosta-Pila-Cogne deve essere oggetto di attenta valutazione e progettazione sia dal punto di vista del costo/opportunità che delle soluzioni progettuali identificate, così come anche della scelta del tracciato definitivo, valutando tra l’altro le modalità di uno sviluppo modulare del collegamento che dia comunque priorità alle esigenze evolutive della stazione sciistica di Pila. Riteniamo necessario che tali aspetti debbano essere valutati attraverso un rinnovato studio di fattibilità tecnico/economica. A tal riguardo occorrerà inoltre valutare, l’eventuale evoluzione della viabilità di accesso alla suddetta vallata al fine di tenere conto delle ricadute green e di valorizzare l’ambiente e il Parco. Parimenti occorrerà anche valutare le potenziali ricadute e sinergie per lo sviluppo del comprensorio di Pila. Sempre con riferimento all’attuale telecabina Aosta-Pila si intende perseguire l’obiettivo di attivare la linea anche in orario serale-notturno nei periodi turistici di alta stagione al fine di poter favorire lo sviluppo dell’attività economica della conca di Pila ovvero anche del centro urbano di Aosta.

Crediamo, inoltre, importante valutare la fattibilità e l’appetibilità turistica del possibile collegamento dei comprensori di Courmayeur e La Thuile (e ovviamente La Rosière).

Tutti i suddetti interventi andranno realizzati di concerto con gli operatori e gli amministratori delle rispettive comunità locali.

RADDOPPIO DEL TUNNEL DEL MONTE BIANCO

Sosteniamo con forza il raddoppio del Tunnel del Monte Bianco, infrastruttura strategica per la mobilità, la sicurezza e l’economia dell’intera Regione. Grazie all’impegno del Ministro Matteo Salvini e del Vice Ministro Edoardo Rixi, il progetto è finalmente tornato al centro dell’agenda nazionale ed europea. 

Raddoppiare il tunnel significa garantire flussi più sicuri, continui e moderni, rafforzando il ruolo della Valle d’Aosta come crocevia alpino di rilevanza internazionale.


BUONI BENZINA

In una regione montana come la Valle d’Aosta, dove l’auto è spesso l’unico mezzo di trasporto praticabile per raggiungere lavoro, scuola o servizi essenziali, proponiamo la reintroduzione dei buoni benzina, un sostegno concreto per le famiglie e i lavoratori, così come già realizzato dal Friuli Venezia Giulia dal 2010 ad oggi. Ispirandoci alla nostra proposta, avanzata nel 2025 ma bocciata dal Consiglio Valle perché troppo poco “green”, vogliamo rilanciare un contributo diretto di circa 20 centesimi al litro per benzina e gasolio, applicato tramite una carta regionale per i residenti, aumentabile per le zone disagiate e con sconto applicato direttamente alla pompa, che abbasserebbe notevolmente il costo del carburante nella nostra Regione. Questo intervento, con un costo stimato di circa 9 milioni di euro annui, risponde alle difficoltà economiche delle famiglie valdostane, aggravate dal caro carburante ed è perfettamente realizzabile e concreto.


SVILUPPO ECONOMICO

Lo sviluppo economico della Valle d’Aosta deve partire dal sostegno concreto a chi produce, investe e lavora sul nostro territorio. Per questo è necessario un piano regionale di rilancio economico che metta al centro le imprese locali, gli artigiani, i commercianti e i giovani.

Riprendendo quanto già proposto nel programma di legislatura 2020/2025, che per le ragioni che ben si conoscono non è stato possibile attuare, occorre volgere lo sguardo allo sviluppo economico della regione con una visione totalmente e radicalmente diversa. Una visione di crescita che deve passare, in primo luogo, dalla “sburocratizzazione” dei procedimenti amministrativi/autorizzativi.

Da anni ormai cittadini, lavoratori e imprese si scontrano con le lungaggini procedurali e burocratiche che limitano e allungano i margini di azione dei singoli/delle imprese. Lo sviluppo economico deve necessariamente passare anche da una rete di trasporto adeguata. La Valle d’Aosta deve poter essere raggiunta in tempi brevi, con collegamenti che rendano la nostra regione sempre più attrattiva non solo dal punto di vista turistico, ma anche e soprattutto dal punto di vista lavorativo e di crescita professionale.

L’economia della Valle d’Aosta è diversificata. Il turismo è il motore trainante dell’economia valdostana che va di pari passo con l’agricoltura. Un’agricoltura di qualità che, nel corso degli anni, ha saputo far crescere i prodotti del nostro territorio e ad un’industria legata all’artigianato che propone articoli unici delle nostre tradizioni. Al fine di incrementare la crescita economica della regione occorre quindi procedere con l’incentivazione e la promozione della nascita di nuove realtà imprenditoriali sostenendole durante tutte le loro fasi.

ATTIVITÀ PRODUTTIVE

Le micro/piccole/medie imprese sono la spina dorsale del sistema produttivo regionale. La loro dimensione, la tipicità delle attività produttive e la difficoltà di espansione, in termini di commercio all’esterno della regione, espongono le imprese ad un rallentamento nella crescita spesso accentuato dalla nostra particolare conformazione geografica.

Risulta pertanto necessario dare corso ad una serie di misure che possano da un lato far fronte alle necessità di contingenza e dall’altro favorire lo sviluppo ed il mantenimento di un livello produttivo ed occupazionale congeniale alla nostra realtà che permettano di supportare lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali anche con l’utilizzo di fondi europei e misure di defiscalizzazione e/o abbattimento del costo del lavoro, predisponendo appositi atti legislativi che incentivino appunto la nascita di nuove realtà imprenditoriali laddove è maggiormente marcato il rischio di abbandono dei nostri territori . 

COMMERCIO

È necessario coraggio per salvare il tessuto commerciale valdostano, contraddistinto da piccole attività essenziali per l’occupazione e la vita dei nostri borghi e dei nostri Comuni. L’evoluzione delle abitudini e preferenze dei consumatori, nonché la trasformazione del commercio in generale e lo spopolamento dei centri storici ha determinato una crisi del piccolo e storico commercio senza precedenti. Il grido d’allarme degli operatori e delle relative organizzazioni di categoria deve essere ascoltato e necessita di interventi quanto mai rapidi e certi. 

In tale ottica crediamo che sia necessario adottare, sulla scorta delle altre realtà alpine, un’adeguata normativa regionale che valorizzi il commercio di vicinato e restringa invece le maglie che hanno consentito uno sviluppo eccessivo della grande distribuzione organizzata. Ecco perché è necessario ampliare la platea di chi usufruisce già oggi dei contributi per gli esercizi di vicinato, sia nei codici ATECO che nei volumi di vendita, ponendo inoltre particolare attenzione agli esercizi nei Comuni di montagna, senza i quali si rischierebbe che la vita sociale di questi luoghi si spenga favorendo ancor più lo spopolamento delle terre alte.

Per contrastare la nascita indiscriminata di medie e grandi superfici di vendita, è da proporre un atto già depositato nella legislatura appena terminata, una moratoria che in maniera astuta permetterebbe che non possano essere rilasciate altre autorizzazioni per la costruzione di medie e grandi superfici di vendita. Tale legge doveva essere promossa come minimo 20 anni fa, ma sicuramente anche oggi potrebbe essere di aiuto affinché la Valle d’Aosta non diventi una terra di conquista di grandi gruppi che hanno solamente i profitti come interesse.

ARTE ED ARTIGIANATO DI TRADIZIONE

Il contributo che il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha dato sulla legge 6/2025 è stato importante, soprattutto per cercare di dare risposte a quello che in prospettiva sarà il problema principale nel settore dell’artigianato: la mancanza di giovani. È davvero essenziale puntare sul far entrare il sapere artigiano nelle scuole, a partire già dagli alunni più piccoli, in modo da avvicinarli alla manualità. È così che possono nascere nuovi artigiani, è così che non si perde una cultura millenaria. 

Inoltre, sono necessarie borse di studio per gli studenti/artigiani migliori in modo che essi possano frequentare anche scuole di settore nel resto del territorio italiano o all’estero. La sinergia con L’Artisanà è essenziale, sia per quanto riguarda l’avere supporti per coloro che intendono intraprendere il mestiere di artigiano, sia per la rete di vendita che gli artigiani hanno a disposizione per le loro opere. “Valle d’Aosta “deve diventare ancor più sinonimo di artigianato, puntando anche ad una internazionalizzazione delle sue opere che sono indice di eccellenza.

INSERIMENTO LAVORATIVO DELLE PERSONE CON DISABILITÀ: PER UN COLLOCAMENTO MIRATO REALMENTE EFFICACE

Sono numerose le criticità legate all’inserimento lavorativo delle persone appartenenti alle categorie protette, con particolare riferimento a coloro che, pur essendo in possesso dei requisiti, scelgono di non iscriversi al Centro per l’Impiego e dunque non risultano presenti nelle liste per il collocamento mirato. Criticità che devono essere affrontate con determinazione.

La situazione attuale genera infatti un doppio problema:

– da un lato, le aziende che desiderano assolvere agli obblighi di assunzione previsti dalla legge non riescono a individuare i candidati idonei, perché questi non risultano formalmente registrati nei canali istituzionali.

– dall’altro, in caso di assunzione al di fuori di tale percorso, il datore di lavoro non ha modo di conoscere l’effettiva idoneità del lavoratore, esponendosi a rischi legali e assicurativi, soprattutto in assenza di una visita medica pre-assuntiva.

Dalle testimonianze raccolte emergono alcune ragioni di questa rinuncia all’iscrizione: una percezione di invadenza da parte dei servizi sociali, percorsi formativi incongruenti con il profilo personale e lavorativo e, in alcuni casi, una scarsa motivazione all’inserimento occupazionale.

È necessario un cambio di approccio. Occorre un sistema che sia allo stesso tempo inclusivo e responsabilizzante: più efficace, più personalizzato e più coerente con le reali possibilità di ogni individuo. Per questo proponiamo:

  • la revisione dei percorsi di formazione e orientamento, che devono essere realistici, utili e compatibili con le capacità residue.
  • la presa in carico attiva, capace di coniugare tutela e impegno, dove l’adesione al collocamento mirato non sia più opzionale in presenza di idoneità certificata.
  • maggiore sinergia tra enti pubblici, aziende e terzo settore per rendere effettivo l’inserimento lavorativo come strumento di dignità e autonomia.

Solo con un sistema che funzioni davvero sarà possibile garantire pari opportunità di accesso al lavoro e tutele adeguate per i lavoratori e per le imprese.


ISTRUZIONE E UNIVERSITÀ

Non vi è futuro senza istruzione; per questo motivo occorrerà rendere sempre più moderno e all’avanguardia il nostro sistema scolastico, di ogni grado e livello, adeguato ai tempi ed alle necessità del mercato del lavoro al fine di permettere alla società ed ai giovani valdostani di potersi esprimere al meglio nella società del domani.

ISTRUZIONE

Si deve partire dalla visione di sistema e di prospettiva che si vuole imprimere al settore scolastico e universitario e declinare le azioni che sono funzionali alla realizzazione di tale sistema. In questo contesto, l’approccio non deve essere settoriale né “a singolo segmento” ma, al contrario, deve considerare l’intero percorso educativo/formativo dello studente, dalla scuola dell’infanzia sino all’Università, garantendo, in tal modo, una concreta integrazione tra i vari gradi di istruzione e fissando, per ognuno di essi, precisi obiettivi formativi minimi del profilo in uscita dello studente.

La scuola deve investire per la salvaguardia del particolarismo valdostano, mettendo in atto, in modo sistematico le seguenti proposte: 

  • nel monte ore dell’orario settimanale, anche nell’ambito di progetti interdisciplinari e plurilingue, si dovrebbe prevedere 1 ora di insegnamento in Storia, Geografia e Civiltà della Valle d’Aosta, nel 1 ciclo e nel 2 ciclo, integrando con attività proporzionate alle varie fasce d’età un avvicinamento al francoprovenzale;
  • attuare le linee guida delle “Adaptations”, ferme alla fase sperimentale, che andrebbero aggiornate e applicate, anche nell’ottica dei cambiamenti avvenuti nella scuola, perfezionando i Piani dell’Offerta Formativa per assicurare a tutti gli studenti pari opportunità nel proporre in lingua le DNL,così che tutti gli allievi raggiungano almeno una soglia minima, nel quadro dell’autonomia scolastica di ogni istituzione;
  • fruire delle istituzioni culturali presenti sul territorio per la progettazione di attività didattiche attinenti le tradizioni, la cultura e le lingue locali, tenuto conto che per il Francoprovenzale ci si può avvalere del supporto di esperti operativi al BREL (Bureau Régional Ethnolinguistique) e al “Guichet Linguistique”, noto anche come “Lo Gnalèi”.

Le associazioni valdostane, finanziate con fondi regionali, come previsto dall’ultima Legge Regionale n. 37 del 22 dicembre 2021 Art. 11 (Associazioni culturali valdostane. Modificazione alla legge regionale n. 79 del 9 dicembre 1981), dovrebbero poter collaborare in rete, per offrire al pubblico e alle scuole iniziative o eventi, programmati e condivisi, evitando così ripetizioni e sovrapposizioni.

In attuazione dell’ampia normativa nel panorama europeo, nazionale e regionale che tutela origini, cultura, tradizioni e lingue minoritarie, la Regione ha definito obiettivi chiari da raggiungere alla fine del percorso scolastico in termini di competenze linguistiche e multilingui e si è dotata di strumenti per valutarle e valorizzarle.

Gli investimenti importanti in favore del mantenimento di questo multilinguismo necessitano di strumenti di monitoraggio, di valutazione, della loro efficacia e di una comunicazione trasparente dei risultati acquisiti dagli studenti.

In una regione piccola come la nostra e con piccoli numeri, dobbiamo puntare al massimo sulla formazione educativa, anche in sinergia con i centri di alta formazione, quali UNIVdA e OAVdA, oltre che stabilire reti con le “Sociétés Savantes” operative nella nostra regione.

Ovviamente, quanto sinora esposto è in linea con l’evolversi della società e delle richieste di mercato, tenuto conto delle nuove direttive europee nel settore dell’educazione, promuovendo sia cooperazioni transfrontaliere e internazionali sia mobilità formativa e lavorativa, che rinforzerebbero le competenze linguistiche e le competenze plurilingue.

Bisogna iniziare ad adottare misure efficaci in risposta alle urgenti esigenze del mondo della scuola, continuando a agire con azioni finalizzate al contrasto della dispersione scolastica, senza più ostinarsi a considerare la Valle d’Aosta “un’isola felice” in Italia per numero e dimensioni del fenomeno, poiché i dati smentiscono tali ingiustificate prese di posizione.

In concreto, attesa l’importanza che riveste il sistema dell’istruzione (non dobbiamo, infatti, dimenticare che “si parte sempre dalla scuola”) e venendo allo specifico di quello che è il sistema valdostano, caratterizzato dal bi-plurilinguismo, è giunto il momento, dopo anni di riflessioni, gruppi di lavoro, linee guida, adaptations e quant’altro ancora, di definire azioni concrete per sviluppare in modo definitivo quello che ad oggi non ha ancora trovato compimento. 

Attenta e opportuna attenzione dovrà essere posta alle importanti discipline della Scienza della formazione per gli insegnanti della scuola primaria, primi e veri Maestri in formazione culturale ed educativa di coloro che rappresentano il nostro futuro: in particolare riteniamo fondamentale che l’UNIVDA risponda al massimo grado alle esigenze di formazione degli insegnanti valdostani, evitando che per la formazione debbano spostarsi in territorio extra regionale. 

Nell’arco temporale dei prossimi tre anni, occorre individuare almeno due discipline da insegnare in lingua francese e almeno una disciplina in lingua inglese, in tutte le scuole. 

Le misure da adottare per perseguire tale indirizzo sono:

 • l’incremento immediato delle ore settimanali di lingua inglese in tutti i percorsi scolastici;

 • l’individuazione di percorsi formativi di perfezionamento linguistico, di durata almeno biennale, per tutti i docenti coinvolti nell’insegnamento in lingua della loro disciplina, assicurando ad essi appositi incentivi, soprattutto in termini economici;

 • l’individuazione e l’attivazione degli insegnamenti in lingua di alcune discipline non linguistiche al termine del biennio formativo;

 • la definizione di standard minimi di conoscenza linguistica, misurabili attraverso le prove regionali di conoscenza delle lingue francese e inglese;

 • la valutazione ex post dell’efficacia e dell’efficienza, anche in termini di risorse finanziarie a ciò destinate, dei risultati ottenuti.

È indispensabile promuovere un maggior collegamento fra le scuole secondarie di secondo grado ed il tessuto sociale territoriale, prevedendo forme di elasticità dei programmi di studio che sappiano adattarsi alle richieste di una società imprenditoriale e produttiva in continua evoluzione e disponibile ad assorbire forze lavoro solo se specializzate.

Con l’obiettivo di potenziare e favorire maggiormente l’insegnamento della lingua francese, nonché la possibilità di sviluppare l’incompiuta “double filière” nel sistema scolastico valdostano, intendiamo promuovere politiche che favoriscano l’insediamento in Valle d’Aosta di istituzioni scolastiche, anche di natura privatistica, purché riconosciute a pieno titolo dallo Stato francese ed a livello internazionale. 

Occorre infine prevedere un sistema generale di valutazione del sistema scolastico che superi quello della semplice autovalutazione, priva di ulteriori controlli esterni, in modo da agevolare il confronto fra i rispettivi risultati ed una diffusione di buoni progetti e prassi.

Occorre dotare Scuole e Università di idonee strutture. Anche l’edilizia scolastica ha patito una scarsa programmazione nelle scelte da compiere, tanto da dover poi adottare, per alcune istituzioni scolastiche, quasi sempre in regime di emergenza, soluzioni temporanee altamente disagevoli. Indispensabile abbandonare il progetto di realizzare nuove costruzioni, per favorire, invece, il recupero e la conservazione del patrimonio edilizio esistente, evitando, nel contempo, ulteriori occupazioni di terreni liberi.

Riguardo alle aree di ubicazione delle scuole, l’accentramento in due soli poli, Aosta e Verrès, ha lasciato scoperta la zona della media Valle. Va riproposta la possibilità di creare un Liceo Sportivo, della quale la Valle è l’unica regione ad essere sprovvista, in congiunzione con dei percorsi professionali legati allo sport.

La scuola, in quanto maestra di vita, deve occuparsi anche del benessere psicofisico dei suoi alunni. Utile a questo proposito, anche in un’ottica di educazione alla cittadinanza, implementare gli incontri e i progetti nelle scuole per sensibilizzare gli studenti sui temi del bullismo e della sanità mentale. Riguardo al bullismo, ciò si pone in contrasto alle lezioni LGTQ che vedono coinvolte le scuole. Il nostro obiettivo è quello di parlare di rispetto verso chiunque, tralasciando così tematiche ampiamente politicizzate e strumentalizzate come quelle della comunità LGBTQ e del Femminismo radicale. Riguardo al tema della sanità mentale invece, si ritiene che esso possa essere visto sotto una chiave di lettura sportiva: lo sport è scientificamente considerato un antidoto ai problemi psicologici, e un buon rapporto con il proprio corpo è fondamentale per il corretto sviluppo psicofisico dei giovani. Particolare interesse in questo contesto potrebbe essere rappresentato dall’eduzione alimentare e dalla difesa personale, specialmente per il sesso femminile.

Sarà anche importante inserire o sostituire ai prodotti spazzatura spesso in vendita nelle scuole, prodotti salutari forniti da aziende valdostane, in primis succhi di frutta, frutta fresca o frutta secca. L’obiettivo è quello di stimolare una corretta e sana alimentazione a discapito dei prodotti poco sani che normalmente troviamo nei distributori dentro le scuole, oltre che promuovere le aziende valdostane, vera eccellenza della nostra regione.

Riteniamo poi che, per portare avanti quelle che sono le nostre tradizioni, occorrerà promuovere una “scuola dell’artigianato” tra i giovanissimi, valutando anche veri e propri corsi professionalizzanti su tale tema, così da garantire la continuità e il ricambio generazionale tra artigiani tradizionali, avvicinando i ragazzi a uno dei pilastri della tradizione valdostana che altrimenti rischia di avere un numero sempre più esiguo di nuovi praticanti.

EDUCAZIONE CIVICA

L’educazione civica deve essere declinata come educazione alla cittadinanza. Molti sono i segnali di una crisi attuale della società e della partecipazione civica, con una perdita del senso civico (astensionismo, sfiducia nella politica, crisi dei valori sociali in genere, scarso rispetto per i beni pubblici, per le istituzioni e per chi le rappresenta, a partire dalla scuola, con violenze verso gli insegnanti, verso i compagni, sia fisiche che psicologiche).

È quindi indispensabile operare sulla capacità della scuola di dare più spazio formativo al civismo, inteso come attenzione alla politica, partecipazione, conoscenza dei meccanismi di funzionamento delle istituzioni e consapevolezza che il disinteresse verso la politica e verso la cosa pubblica è la prima causa della mediocrità delle nostre classi dirigenti.

Occorre restituire all’educazione ed alla scuola l’importante ruolo di insegnare a diventare buoni cittadini prevedendo l’obbligo delle istituzioni scolastiche di introdurre all’interno dei programmi delle altre materie una parte dedicata alle interazioni fra le stesse e l’aspetto civico di ogni agire umano. Inoltre verranno poste misure a contrastare ogni forma di indottrinamento ideologico nella Scuola, in particolare nella scuola primaria e secondaria di primo grado, legate all’attivismo del mondo politicizzato LBTQ.

CIVILISATION VALDOTAINE

Pour ce qui concerne l’éducation et la culture, il est important pour chaque valdôtain de connaître le milieu dans lequel il vit. L’école joue un rôle fondamental dans la formation des jeunes qui doivent nécessairement se confronter à l’étude de la géographie régionale, de l’environnement lié à la montagne, de l’histoire qui a caractérisé notre particularisme linguistique, culturel et social. Les jeunes deviendront les décideurs de demain et leurs connaissances enrichiront et guideront leurs choix futurs. La nouvelle génération sera le témoin de notre particularisme. L’arpitan (francoprovençal ou patois) devra être enseigné depuis l’école enfantine à côté des autres langues de scolarisation (français, italien et anglais). La connaissance de l’arpitan favorise par la suite une meilleure compréhension de la toponymie et de l’étymologie qui caractérisent notre territoire. La Vallée d’Aoste demeure la seule région de l’aire francoprovençale où la pratique de notre millénaire langue néolatine reste encore vivante. Plusieurs universités européennes prévoient des cours d’études sur le francoprovençal alors que dans l’Université valdôtaine son étude est très marginale.

Le moment est venu de reconnaître officiellement le fait qu’en Vallée d’Aoste on parle une troisième langue et des démarches institutionnelles d’une certaine envergure doivent être mises en place. Bien sûr la Vallée d’Aoste possède des institutions encore actives dans la valorisation du francoprovençal tels le Centre d’Études de Saint-Nicolas, l’Association des Archives Sonores, le Comité des Traditions Valdôtaines, le Bureau Régional Ethno-linguistique et son guichet, mais une action gouvernementale est nécessaire pour relancer et protéger le francoprovençal.

UNIVERSITÀ DELLA VALLE D’AOSTA

Ciò che è veramente mancato a livello politico in tutto questo tempo è la reale convinzione dell’utilità dello strumento. Spesso, infatti, l’offerta didattica dell’Ateneo è stata messa in discussione, con la conseguente chiusura di alcuni corsi e l’attivazione di nuovi percorsi, alcuni dei quali non hanno risposto appieno alle aspettative. L’avvio di nuove attività didattiche è facoltà riservata ai competenti organi dell’Università e non al Consiglio regionale, ma la presenza del Presidente della Regione e dell’Assessore all’Istruzione all’interno del Consiglio dell’Università deve contribuire a dare nuovi indirizzi all’attività formativa, di ricerca e di terza missione che si rivolgano ai settori della società ed a materie di diretto interesse e collegamento con il nostro territorio (professioni e scienze di montagna). Peraltro, il maggior enracinement sino ad oggi proposto dai governi passati (tanto da individuare lo sviluppo didattico e scientifico futuro dell’Università nelle sciences de la montagne) pur essendo un aspetto importante, non può in alcun modo esaurire le attività dell’Ateneo o la sua mission. 

Per definizione, l’Università è apertura, è sviluppo della ricerca e della conoscenza, è centro di attrattività per gli studenti che sono oggi disposti ad una mobilità senza precedenti, è confronto e dibattito costante su quanto accade dentro, ma soprattutto, fuori dai propri confini. Occorre, dunque, approcciare il tema dello sviluppo dell’Ateneo con una logica diversa dal solo enracinement: l’attenzione al contesto regionale deve essere perseguita in un’ottica di totale apertura, come peraltro in alcuni settori la nostra Università sta già realizzando (ad esempio con l’internazionalizzazione dei percorsi di studio attraverso gli accordi di doppio diploma con università straniere). Non dovremo quindi limitare le attività concorsuali alle possibilità di assorbimento delle risorse formate nel mercato del lavoro regionale, ma guardare con attenzione anche all’esterno.

Analoga considerazione va fatta per la Ricerca: l’attività scientifica è essenziale allo sviluppo del territorio, ma non deve essere solo questo. Apprezzati ricercatori della nostra Università presentano e pubblicano ricerche in tutto il mondo e sono inseriti in gruppi di ricerca internazionali che, non necessariamente, affrontano temi di rilevante interesse locale ma che possono, comunque, creare positive ricadute anche per il contesto regionale. Su questi aspetti la mission dell’Ateneo deve essere chiara e netta. Noi riteniamo che l’Università sia essenziale allo sviluppo della Regione e che dalla sua specificità ordinamentale, culturale, ambientale, debba trarre ispirazione per darsi una più compiuta connotazione e per il perseguimento di quella che viene definita la “terza missione delle Università” (operare per favorire l’applicazione diretta, la valorizzazione e l’impiego della conoscenza per contribuire allo sviluppo sociale, culturale ed economico della Società). 

È necessario non perdere mai di vista che la didattica e ancor più la ricerca non hanno confini e che il contesto con il quale deve misurarsi il nostro Ateneo non è soltanto quello locale, ma anche quello nazionale e internazionale. Dunque, su tali presupposti, siamo totalmente favorevoli a valorizzare e a potenziare le attività dell’Ateneo, tenendo presente che, anche in ragione della limitatezza delle risorse finanziarie disponibili, sarà necessario agire secondo una logica di selettività, valutando attentamente le priorità ed anche la sostenibilità nel tempo delle scelte operate.

NOTRE MÉMOIRE

La mémoire, un des fondements de l’identité de notre peuple, est essentielle pour garantir la spécificité qui nous veille l’Autonomie. Une grande attention doit être portée à toutes les associations qui s’occupent de culture et du maintien de la mémoire du patrimoine immatériel, élément fondamental pour tout Peuple qui s’oppose à la globalisation et à l’homogénéisation sociale de l’identité. 

Pour atteindre le but de transmettre aux générations futures l’empreinte de ce qu’a été notre passé et permettre aux chercheurs dans les domaines de l’anthropologie et de la sociologie de développer leurs études sur l’évolution d’une société bien définie, sera soignée l’institution de la Fondation “Vallée d’Aoste – Tradition et Renouveau” qui s’occupera aussi de continuer, améliorer et soutenir l’important travail de tous ceux qui se sont occupés, impeccablement et, souvent à titre de bénévoles, de répertorier d’innombrables témoignages au sein de leurs associations telles que, Avas, Centre d’Etude Francoprovençal, Centre d’Etudes Abbé Trèves, Société Valdôtaine de Préhistoire et d’Archéologie, etc. La Région doit promouvoir toute une série d’études absolument essentielles pour comprendre la société du passé mais surtout celle actuelle. Une étude, par exemple, sérieuse sur l’émigration des valdôtains à l’étranger devra être promue.


GIOVANI

In una comunità sana e proiettata verso il futuro il tema dei giovani e delle politiche

loro dedicate risultano di capitale importanza. Questo argomento diventa di particolare urgenza in una fase ove le difficili contingenze storiche, economiche e sociali, stanno decretando un celere declino e invecchiamento demografico nella nostra Regione. 

Occorre dunque mettere in campo tutte le iniziative possibili, dal punto di vista politico e finanziario, attraverso un approccio multi-tematico e distante dalle rigidità della burocrazia, per ridare slancio alle prospettive di vita dei giovani in Valle d’Aosta, soprattutto nell’ottica di favorire il ripopolamento stabile della media e alta montagna.

Riguardo invece alla possibilità dei giovani di ottenere accesso alla locazione, in modo da incentivare le loro forme di indipendenza, va rilevata la difficoltà di trovare affitti a lungo termine per studenti e famiglie che vogliono stabilirsi in città per studiare e lavorare.

Serve maggiore elasticità burocratica così da poter passare da una forma di locazione breve ad una lunga, consentendo ai locatori di rientrare in ambo le categorie per lo stesso immobile e nello stesso anno. Più precisamente nella categoria “affitto breve” ad esempio per il periodo estivo (ovvero nel picco massimo di alta stagione che corrisponde alla pausa universitaria) e nella categoria “a lungo termine” per gli studenti universitari o lavoratori stagionali (periodo settembre – giugno).

Il contratto tra proprietario e affittuario per lunghi periodi va comunque stipulato e depositato all’agenzia delle entrate. Si richiede la possibilità di passare (tramite piattaforma telematica) da una forma all’altra, adattandosi alla stagione turistica. L’obiettivo è rilanciare gli affitti lunghi in città per andare incontro alle esigenze dei giovani che si trasferiscono per studiare o lavorare ed evitare da un lato una monocoltura di affitti brevi già in forte concorrenza durante l’alta stagione, e dall’altro una contrazione dei guadagni degli stessi durante la bassa stagione.

GIOVANI FAMIGLIE

Il primo tema da affrontare, anche se spesso discusso in modo controverso e ideologizzato, è la necessità di un fisiologico ricambio generazionale. Per questa ragione è necessario istituire un incentivo alla natalità in Valle d’Aosta, con particolare attenzione ai nuclei familiari composti da giovani cittadini della nostra regione. 

L’incentivo sarà costituito da una erogazione trimestrale pari a 200/250 euro, per una durata di 24/36 mesi, eventualmente maggiorato ove il nucleo familiare in questione sia composto da uno o entrambi i componenti sotto i 35 anni di età. La maggiorazione in aggiunta potrà essere erogata, a prescindere dall’età anagrafica, per quelle coppie residenti, o che intendano trasferirsi, in paesi di media e alta quota particolarmente colpiti dalla denatalità. Denatalità e spopolamento che colpiscono in modo importante i piccoli Comuni di montagna, quindi, in continuità con la proposta di legge avanzata nella Legislatura 20/25, è da prevedere un contributo significativo per chi ha figli nei Comuni di montagna e decide di trasferirsi sempre in questi Comuni.

Inoltre, per favorire la formazione e la stabilità di nuovi nuclei familiari, costituiti da giovani under 35 che escono dai nuclei familiari di appartenenza, intendiamo sostenere l’introduzione di un contributo per l’acquisto e/o il recupero di prime abitazioni sul modello del Friuli Venezia Giulia.

Riteniamo inoltre fondamentale istituire un sistema di voucher per i centri estivi, sulla scorta di quanto proposto con nostra proposta di legge, la PL 191, riguardante la concessione di aiuti ai giovani valdostani in età scolastica, dalla scuola d’infanzia fino alla secondaria di primo grado. Il miglioramento delle condizioni economiche familiari, nonché la conciliazione famiglia lavoro delle giovani mamme, rappresenta un punto cardine della nostra visione della società, da declinare con urgenza visto il severo inverno demografico che la nostra Regione sta attraversando.

IMPRESA GIOVANE

Una misura concreta a favore dell’imprenditoria giovanile si incentra sulla rivitalizzazione e la riforma della legge regionale 3/2009. In particolare risulta necessario rifinanziarla, aumentandone lo stanziamento, nonché contestualmente abbassandone le soglie di spesa e investimento a carico del giovane imprenditore per accedere al rimborso previsto. In questo modo si potrà ampliare notevolmente la platea delle imprese che potranno accedere al sostegno, rendendo più incisiva l’efficacia della norma sul tessuto economico e imprenditoriale giovanile della Valle d’Aosta. 

Oltre a ciò, nelle più ampie prospettive di una politica di lungo termine, sarà di importanza fondamentale attirare nuove imprese e start-up attive in settori di mercato potenzialmente di interesse per la nostra Regione. Per questo motivo vorremmo avanzare degli approfondimenti sulla fattibilità di un finanziamento a fondo

perduto/tasso agevolato per le start-up innovative fondate da soci under 35.

Inoltre abbiamo pensato ad alcune proposte di facile realizzazione:

  • puntare all’abbassamento di alcune tasse regionali e comunali, fra cui ad esempio la tassa sui rifiuti TARI, per le imprese in cui il 50%+1 dei soci fondatori (o del CDA) abbiano un’età inferiore ai 35 anni. La proposta promuoverebbe così l’impresa giovanile, sgravando tali imprese da alcuni tributi molto onerosi. Inoltre, i soci over 35 potrebbero essere incentivati ad aumentare il proprio organico con soci under 35 al fine di accedere all’agevolazione: questo non sarebbe un raggiro della norma, bensì un incentivo a far accedere i giovani a posizioni di rilievo all’interno della società (nel CDA).
  • la Regione dovrebbe fornire dei corsi gratuiti e tutor per aiutare le imprese valdostane nel processo della digitalizzazione e soprattutto nei processi di vendita e promozione dei propri prodotti online. L’impresa verrebbe dunque formata nella promozione tramite i social con video, post, stories e contenuti digitali giovanili e dinamici.

creare un portale telematico comunicazione, scuola – università, e lavoro, per indirizzare all’attività lavorativa post universitaria e fornire incentivi alle aziende e alle imprese valdostane che assumono studenti neo laureati e diplomati in Valle, con l’obiettivo di evitare le fughe dei giovani dalla nostra Regione (e dall’Italia in generale, tenuto conto che il problema è esteso a livello nazionale).


BENESSERE SOCIALE E SPORT

Per rendere una società realmente proiettata verso il futuro è imprescindibile porsi l’obiettivo di mettere al primo posto l’attenzione verso i più deboli. Le fragilità possono manifestarsi sotto molteplici forme, dal disagio economico alla disabilità, dalle criticità sociali a quelle abitative, ma tutte richiedono un approccio che vada nella direzione di rendere autonome ed indipendenti le persone, ed al contempo, supportare chi incontra difficoltà sul proprio percorso. Famiglie in situazione di disagio, sia economico che sociale, disabilità, anziani, minori, presentano numerose sfaccettature che vanno affrontate singolarmente con umanità ed attenzione mettendo al primo posto i nostri cittadini.

POLITICHE SOCIALI

Il progressivo deterioramento del tessuto sociale ed economico della Valle d’Aosta rende necessario un intervento in ordine alle politiche sociali che si ponga l’ambizioso obiettivo di intervenire con forza per raggiungere quattro importanti capisaldi:

  • mettere al primo posto, negli aiuti e nei servizi, i nostri cittadini;
  • indirizzare l’azione di sostegno verso chi realmente si trova in difficoltà, escludendo chi truffa la Pubblica Amministrazione;
  • costruire percorsi personalizzati che permettano, a chi si trova in difficoltà, di raggiungere l’autonomia personale;
  • creare sinergie fra le politiche sociali, edilizia residenziale pubblica e il mondo del lavoro.

Il primo obiettivo è estremamente ambizioso, ma altrettanto necessario per ristabilire l’equità sociale; è infatti paradossale pensare di sostenere gli ultimi arrivati sul nostro territorio ignorando completamente chi, invece, nella nostra Regione è nato o chi risiede in Valle d’Aosta da più tempo. Questo sistema è talmente paradossale, ma attualmente in uso che, purtroppo, diventa fucina, questo sì, di ingiustizie, tensioni sociali, del crescere di insofferenza e sentimenti di odio e discriminazione. Premiare invece chi ha contribuito a costruire e far prosperare la nostra comunità, con il lavoro e il pagamento delle imposte e si trova in un momento di difficoltà, risulta un modello vincente, applicato in molte regioni virtuose, e che ha mostrato indubbi effetti benefici sul tessuto sociale. L’intervento che ci proponiamo, quindi, per arrivare alla realizzazione di questo obiettivo, è di operare una revisione delle norme che regolano l’accesso ai contributi, dopo una attenta analisi dei dati sui vari settori, premiando chi risiede da più tempo sul nostro territorio.

Un altro importante obiettivo di equità sociale, che mira non soltanto a ristabilire i criteri di priorità, ma anche a diventare un mezzo di educazione civica e promozione dei buoni comportamenti è l’esclusione, dal sostegno pubblico, di chi si rende protagonista di truffe nei confronti della pubblica amministrazione, oltreché da chi, in realtà, finge solo di trovarsi in difficoltà ma ha le risorse necessarie per sostentarsi. Ad oggi in pochissimi casi si decade da qualsivoglia tipo di sostegno se si mente sulla propria situazione economica, facendo crescere la percezione che non vi sia alcuna differenza fra chi si comporta bene e chi si comporta male, ed anzi, incoraggiando comportamenti illeciti a fronte della mancanza di sanzioni.

Per contrastare questo fenomeno, ed avere una visione complessiva di chi si rivolge alla Pubblica Amministrazione per avere un sostegno economico e sociale, e scoraggiare episodi di indebite percezioni sono importanti tre azioni:

  • creazione di una banca dati regionale;
  • intensificazione dei controllI;
  • introduzione di modifiche normative.

La banca dati regionale si rende necessaria per poter dare uno sguardo complessivo sullo stato socioeconomico di un nucleo familiare, grazie al quale si possa avere una fotografia precisa non solo del reddito, ma anche degli eventuali aiuti percepiti, delle eventuali insolvenze o di incongruità nelle dichiarazioni, permettendo di stabilire se eventuali morosità siano incolpevoli o simulate.

L’intensificazione dei controlli, grazie alla banca dati e precisi obiettivi dirigenziali, potrà consegnare in maniera più rapida ed efficace una fotografia del nucleo che chiede aiuto, e permettere controlli più numerosi, rapidi ed efficaci che permettano di indirizzare le risorse nei casi di vero disagio economico.

Per l’ultima azione, verso il contrasto al fenomeno delle indebite erogazioni, si rende necessaria una conseguente modifica normativa nelle leggi regionali che disciplinano il settore, che porti all’introduzione di sanzioni e decadenze dal supporto in caso di malversazioni.

Per il penultimo obiettivo risulta prioritario analizzare l’attuale sistema di sostegno al disagio socioeconomico, che in larga parte è formato da erogazioni di singoli contributi, generalmente di scadenza annuale, che creano una sorta di dipendenza, se non di sudditanza, del nucleo familiare dall’amministrazione, senza progettualità né possibilità di visione futura.

È pacifico, infatti, che vi siano molteplici situazioni che non possano essere accomunate, e che richiedono risposte diversificate e specifiche. Le necessità di un nucleo con una grave disabilità o con soggetti con un’età tale da non poter rientrare nel mondo del lavoro siano diametralmente opposte a quelle di un nucleo che attraversa una momentanea difficoltà economica ma che ha la possibilità di poter ritornare ad essere parte attiva della comunità provvedendo alle proprie necessità economiche in autonomia.

Nel nostro modello ci proponiamo di modificare il sistema descritto tramite una misura unica che possa riunire i molteplici rivoli attuali in un progetto personalizzato a seconda dell’esigenza, dalla più grave alla più lieve, prendendo in considerazione non solo la situazione momentanea del soggetto, ma anche quella di prospettiva, ovvero introducendo percorsi per il raggiungimento di autonomia e indipendenza in caso di difficoltà superabili e stabilizzando percorsi di assistenza in caso di disagio permanente.

Per quanto concerne le sinergie fra politiche sociali, edilizia residenziale pubblica e il mondo del lavoro riteniamo fondamentale che i tre settori dialoghino tra di loro poiché rappresentano, ognuno per la loro competenza, una diversa risposta per la risoluzione del problema del disagio socioeconomico.

La presa in carico del disagio sociale, infatti, non può prescindere dalle valutazioni in ordine alla garanzia dell’alloggio, e i due aspetti non possono fare a meno dell’integrazione con il mondo del lavoro, vero volano che può permettere il reinserimento sociale e l’uscita definitiva dalla situazione di necessità. Ad oggi, purtroppo, i tre aspetti risultano agire in maniera indipendente e scoordinata, ma risulta evidente che tali deleghe possano essere equiparate al contenuto ed alla forma, che non possono sussistere disgiunte.

In ultimo, la presa in carico delle fragilità del territorio impone che non ci si possa concentrare su una sola parte del problema, ma che si debbano affrontare in blocco le criticità. Ecco perché non si può fornire il supporto, come attualmente avviene, per cercare lavoro, cercare casa o per vedere tutelata la propria salute, esclusivamente ad una categoria di persone, ad esempio come avviene oggi con un supporto offerto ai soli stranieri tramite il servizio “Voci di colori”, escludendo i nostri cittadini, ma il medesimo aiuto va fornito a tutti, senza questo tipo di distinzioni.

Anche il grave problema delle violenze va affrontato in maniera complessiva, senza escludere nessuno dalle strutture di accoglienza e, soprattutto, procedendo ad una internalizzazione della gestione delle strutture antiviolenza, che non possono essere ostaggio di interessi privati ma devono garantire che chi risponde alla chiamata sia esclusivamente intenzionato a risolvere il problema, non a procacciarsi un cliente per il proprio studio.

DISABILITÀ

La parola inclusione ha assunto, ultimamente, un significato molto distante da quello disposto in origine. L’obiettivo è di riportare questo concetto al suo significato originario, ovvero legato al mondo della disabilità, non solo in supporto delle famiglie, ma anche in prospettiva di intervento ad integrazione dei benefici già erogati ed individuando, con associazioni ed enti, i percorsi migliori da adottare a seconda delle necessità.

Oltre a questo risulta imprescindibile affrontare alcune criticità normative da tempo in discussione, come la revisione della Legge regionale 18 aprile 2008, n. 14 ma anche portare a compimento una integrazione delle pensioni di invalidità sulla scorta di quanto già realizzato in Trentino Alto Adige, rappresenta una misura di civiltà per permettere una equità sociale per chi si trova ad affrontare una condizione di svantaggio e difficoltà.

A fianco a queste azioni risulta imprescindibile dare corpo, e gambe, a progetti che ad oggi sembrano in forte ritardo, in particolare andrà posto l’accento sul “Dopo di noi” per fornire tutele e sostegno alle persone con disabilità grave che non hanno più il supporto della famiglia, così come sul “Sollievo” per garantire momenti di riposo e supporto per i caregiver, permettendo loro di affrontare impegni personali o recuperare energie, mentre la persona con disabilità riceve assistenza adeguata. Proprio i Caregiver devono essere al centro dell’azione politica, lavorando sinergicamente con le associazioni e le strutture del territorio per garantire una corretta informazione ma anche un adeguato supporto, anche per mezzo di sportelli, che possano orientare chi si trova ad affrontare questo delicato compito.

Infine, bisognerà dare applicazione a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione per quanto riguarda le spese per le prestazioni sanitarie di malati di Alzheimer e altre demenze gravi, ricoverati in RSA, poiché le stesse, in virtù della legge n. 730 del 1983 sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Questo vale anche per le attività di assistenza che sono strettamente correlate alle esigenze sanitarie del paziente, rendendo difficile e poco opportuno dividerle in componenti sanitarie e assistenziali.

L’invecchiamento della popolazione impone poi una adeguata politica di sostegno e di assistenza agli anziani e alle persone sole attraverso il potenziamento dell’offerta di strutture socio-assistenziali del territorio, le azioni di incentivazione delle rispettive attività pubbliche e private, la formazione professionale degli operatori, gli strumenti finanziari di investimento ed una disciplina urbanistica premiante per le trasformazioni verso le destinazioni socio-assistenziali. Una revisione dei criteri di inserimento permetterà, inoltre, di avere comunità nelle quali possa davvero essere costruita una socialità fra gli ospiti, avvicinare le famiglie ai propri cari e rivedere una parte dei costi a carico delle famiglie riequilibrando i requisiti d’accesso.

EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA (ERP) – BANDO AFFITTI

L’attuale gestione dell’Edilizia Residenziale Pubblica deve necessariamente passare per una approfondita revisione della legge-pilastro che la disciplina, per essere adattata al mutato scenario sociale che ha visto profondi cambiamenti sia nella popolazione valdostana, sia nei requisiti richiesti per accedere agli alloggi.

La prima necessità è quella di stabilire nuovi criteri di residenza per l’idoneità alla richiesta di assegnazione, secondo quanto già applicato in diverse Regioni quali Lombardia, Veneto, Liguria e Trentino Alto Adige, aumentando gli attuali due anni in cinque anni di residenza in Valle d’Aosta e otto anni in Italia, permettendo così di premiare chi risiede da più tempo e mettendo al primo posto i nostri cittadini.

In secondo luogo è necessario stabilire dei limiti di reddito per la permanenza negli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica, poiché ad oggi, una volta acquisita l’assegnazione, anche se si diventa multimilionari l’alloggio rimane assegnato vita natural durante, a differenza di tutte le altre Regioni. Risulta necessario quindi modificare la legge 3/2013, che disciplina i criteri di permanenza, prevedendo la decadenza in caso di sforamento di un tetto di reddito, evitando quindi l’attuale condizione di assegnazione a nuclei con redditi superiori ai centomila euro annui.

Risulta anche prioritario dare applicazione all’art. 42 della già citata legge 3/2013, nello specifico nei paragrafi che prevedono la decadenza di chi abbia adibito l’alloggio ad attività penalmente rilevanti, di chi tenga comportamenti socialmente pericolosi per l’incolumità pubblica e di chi non rispetti, reiteratamente, i regolamenti e le norme di comportamento stabilite dagli enti gestori. Questo intervento risulta necessario secondo una doppia impostazione, ovvero da una parte sanzionare i comportamenti illeciti e/o molesti, salvaguardando la quiete ed il decoro degli alloggi e dei quartieri in cui sono inseriti, dall’altra promuovere l’idea che i beni di proprietà pubblica devono andare a chi si comporta in maniera corretta e non nuoce al prossimo, integrando al meglio il concetto di promozione dell’agio e contrasto al disagio.

In ultimo, a fronte anche della presentazione di una petizione che ha superato le 500 firme e che ha evidenziato l’assurdo e vertiginoso aumento degli affitti e delle spese, occorre adottare un sistema che possa parametrare gli stessi al reddito, come avviene ad esempio in Piemonte, nel quale non si può superare una determinata percentuale, a seconda del reddito del nucleo, e, a seguire, consentire un abbattimento delle spese eliminando i servizi inutili o che possono essere svolti direttamente dagli assegnatari, oltre a consentire agli stessi di dotarsi dell’approvvigionamento energetico più conveniente, senza obblighi verso un unico fornitore, come il teleriscaldamento.

Infine occorre riformare profondamente il cosiddetto “Bando Affitti” per renderlo più immediato (oggi arriva con, se va bene, 12 mesi di ritardo) e più diretto, ovvero versandolo direttamente al proprietario di casa per garantire entrambe le parti, riducendo la burocrazia al minimo.

FAMIGLIA

Il crollo del tasso di natalità del 10% fatto registrare nell’ultimo anno, unitamente al tasso di fecondità più basso del Paese, deve fare profondamente riflettere sulle scelte che la Valle d’Aosta deve intraprendere per non sparire.

Per invertire il trend occorre riflettere profondamente sulle cause economiche, ma anche culturali, che stanno incidendo su questa vertiginosa inversione di tendenza.

Va innanzitutto introdotto il Bonus nascita e sostegno economico, ovvero l’erogazione di un bonus di 5.000 euro per ogni figlio nato, esteso fino al terzo anno di età con assegni mensili di 300 euro da unire al congedo parentale esteso, ovvero un incremento della durata dei congedi parentali retribuiti all’80% per entrambi i genitori, con incentivi alle aziende che offrono flessibilità oraria ai neo-genitori.

A seguire va rivisto il criterio di inserimento negli asili nido, che deve dare priorità ai genitori che lavorano e abbattere il sistema di costi costruito sull’Isee che ad oggi crea soltanto disparità fra bisogni similari. Poi è importante predisporre una defiscalizzazione per famiglie numerose con la riduzione dell’aliquota IRPEF regionale per famiglie con tre o più figli e detrazioni fiscali per spese scolastiche, sanitarie e sportive.

Poi è necessario predisporre un housing per giovani famiglie con contributi regionali per l’acquisto della prima casa (fino a 20.000 euro) per coppie under 40 con almeno un figlio, e affitti calmierati in edilizia pubblica e conciliare lavoro e famiglia con incentivi alle imprese che assumono giovani genitori o offrono smart working e asili aziendali, con sgravi fiscali regionali.

Infine è necessario agire anche a livello culturale, con campagne di sensibilizzazione, per la promozione di una cultura pro-famiglia, per valorizzare la natalità e il ruolo della famiglia come pilastro sociale ma anche di supporto, tramite il potenziamento dei consultori familiari e dei percorsi di assistenza alla maternità, con screening gratuiti e supporto psicologico per neo-genitori.

Infine va finalmente dato corpo alla realizzazione del Fattore Famiglia: già proposto e bocciato dal Consiglio Regionale, l’adozione di questo fattore da applicarsi alle erogazioni ed ai servizi regionali, potrà premiare le famiglie, specialmente quelle con più figli, e stimolare le nascite;

SPORT

Lo sport deve essere al centro dell’azione politica futura, sotto varie linee di azione.

La prima è quella di incentivare non solo lo sci, ma tutti gli sport, creando incentivi per le famiglie affinché i giovani possano avvicinarsi alle più svariate attività. Lo sport è salute, è socializzazione, è scuola di vita: è vita.

La Valle d’Aosta è una meravigliosa palestra a cielo aperto: per questo, come seconda linea di azione, bisogna utilizzare lo sport come volano per il turismo. Bisogna quindi rilanciare, anche a livello mediatico, un messaggio legato al benessere, al divertimento e alla magia che il nostro territorio offre spontaneamente, implementando e diversificando al massimo l’offerta rivolta a tutti: dalle persone più sportive che cercano le emozioni legate all’estremo e all’alta montagna, alle persone più anziane, ai bambini e semplicemente alle persone più sedentarie, che possono essere invogliate a venire in Valle per entrare in contatto con la natura con un approccio molto più delicato.

In materia di sviluppo dell’attività sportiva, pertanto, crediamo prioritario mettere in campo un programma di valorizzazione dello sport come identità regionale che possa promuoverlo come elemento di coesione sociale e culturale, con eventi che esaltino le tradizioni valdostane, come lo sport di montagna, affiancandovi gli sport più tradizionali e sostenendo il turismo sportivo.

Per arrivare all’obiettivo occorre predisporre, rivedendo la L.R. 3/2004, un fondo regionale dedicato al finanziamento delle associazioni sportive dilettantistiche, con contributi per manutenzione impianti, acquisto attrezzature e organizzazione eventi. Nell’ambito del fondo si potranno così ammodernare impianti esistenti (es. palazzetti, campi polivalenti) e costruire nuove strutture, con accesso prioritario per scuole e associazioni locali.

A fianco a questo è necessario promuovere la cultura dello sport, non solo con il buon esempio delle “Classes des Sport” ma con un rafforzamento dei programmi di educazione fisica nelle scuole valdostane, con convenzioni tra Regione e associazioni sportive per offrire corsi di prova ed orientamento nelle varie discipline sportive, affinché ogni ragazzo possa trovare la propria e le associazioni sportive possano crescere ed ampliare il proprio bacino.

Sempre relativamente alla legge 3/2004 si dovranno implementare gli incentivi per giovani atleti con borse di studio regionali per giovani talenti sportivi under 18 e supporto economico per partecipare a competizioni nazionali e internazionali, nel rispetto delle normative CONI. Medesimo discorso per lo sport inclusivo con finanziamenti per progetti di sport paralimpico e attività per persone con disabilità, con adeguamento degli impianti in conformità alla L.R. 11/1998 sull’accessibilità.

Lo sport, inoltre, deve tornare ad essere un volano economico, ma anche di benessere psicofisico, Per questo motivo si dovranno implementare il turismo sportivo ed i grandi eventi con l’organizzazione di eventi sportivi di richiamo internazionale (es. gare di sci, trail running, ciclismo) ma anche i ritiri delle squadre professionistiche nella nostra regione, per promuovere la Valle d’Aosta, con bandi regionali per attrarre sponsor privati.

A fianco a questo trova spazio lo sport per la salute con campagne regionali per incentivare l’attività fisica tra tutte le fasce d’età, con convenzioni tra AUSl e associazioni sportive per programmi di prevenzione sanitaria attraverso lo sport.

Riteniamo, inoltre, importante definire una specifica interlocuzione con il Comune di Aosta per addivenire ad un Accordo di programma per la ristrutturazione dello stadio Puchoz costituendo un polo sportivo (con annessa palestra) al fine così di rispondere alle esigenze delle scuole e delle società sportive operanti nella Plaine, restituendo lo stadio alla sua funzione originaria.
Alcune specifiche azioni andranno condotte nelle discipline di combattimento e delle arti marziali, predisponendo l’istituzione di borse di studio e programmi di formazione continua per maestri e allenatori, la promozione di tornei e dimostrazioni di arti marziali, valorizzando le discipline tradizionali e moderne ed operando il riconoscimento culturale delle arti marziali promuovendo progetti educativi nelle scuole che ne illustrino i valori (disciplina, rispetto, autocontrollo), integrandoli nei programmi di educazione fisica.


TURISMO E PATRIMONIO CULTURALE 

Il turismo rappresenta il settore trainante dell’economia valdostana e costituisce l’espressione privilegiata dell’imprenditoria familiare. La naturale inclinazione verso il settore dell’ospitalità non ci può dispensare dall’approfondire ogni meccanismo utile a migliorare l’appetibilità della Regione.

Quale turismo vogliamo? Come centrare i nostri obiettivi? È indispensabile una regia regionale che sappia promuovere e incentivare la nostra offerta turistica, lungo tutto il periodo annuale. Per questo motivo, crediamo necessario rafforzare e porre in sinergia il settore turistico con quello dell’offerta culturale e territoriale della Valle d’Aosta.

La riforma che intendiamo porre in essere in materia di gestione dell’offerta e della promozione turistica verte principalmente su tre linee di indirizzo che si integrano nell’attività di evoluzione regolamentare e dei meccanismi di incentivazione ad oggi già presenti a livello regionale ed in particolare:

  • un rinnovato modello organizzativo per la promozione turistica che sia definito a partire dalla programmazione e l’attuazione delle azioni di promozione e commercializzazione dell’offerta del territorio regionale nelle sue componenti turistiche, culturali, enogastronomiche, dell’artigianato tipico e dello sport;
  • la costituzione di un Ente Unico regionale cui sarà attribuita la funzione di regia unica del turismo valdostano e centrale operativa in tale ambito, destinato ad assorbire le funzioni attualmente svolte dalle diverse strutture dell’Amministrazione regionale;
  • la creazione di una piattaforma turistica digitale con mappa interattiva in 3D, connessa ad una Fidelity Card VDA, che da una parte evidenzi i punti di interesse dell’intera Regione (comprensori sciistici, musei, bellezze naturali e/o architettoniche, luoghi di interesse storico, culturale, sportivo, di intrattenimento, ecc.), dall’altra promuova le attività del territorio (ricettive, commerciali, di somministrazione, ecc.) non collegate alla grande distribuzione organizzata. L’utilizzo di servizi o l’acquisto di beni presso le attività del territorio consentirà l’acquisizione di punti, assegnati in base alla spesa effettuata, sulla Fidelity Card, che potranno essere spesi presso i summenzionati punti di interesse inseriti sulla piattaforma.

Il rinnovamento del modello turistico della Valle d’Aosta dovrà tenere conto delle evoluzioni che stanno modificando le preferenze in termini di servizi e attrazioni richieste dalla domanda turistica. Per questo motivo, il nuovo modello turistico che la Valle d’Aosta dovrà adottare dovrà tenere conto delle vecchie necessità e delle nuove esigenze ed essere “messo a terra” nel più breve tempo possibile, in quanto la concorrenza è oggi ampia e in certi casi spietata, tutt’altra cosa sono invece i tempi richiesti dall’attuale modello organizzativo del settore pubblico in genere.

Per valorizzare al meglio l’offerta escursionistica del nostro territorio e garantire la percorrenza di tutti i tratti della rete sentieristica di bassa, media e alta montagna si intende costituire un corpo permanente di manutentori attivo lungo tutto il periodo dell’anno.

Vogliamo promuovere, valorizzare e sostenere anche il turismo legato al volo in montagna, in collaborazione con i due Aeroclub presenti sul territorio regionale prevedendo la realizzazione di eventi che coinvolgano tali associazioni/enti.

PATRIMONIO CULTURALE

La sua particolare identità geografico-ambientale di Regione intra montes ha notevolmente influito sulle modalità insediative e sull’economia locale. Qui l’uomo è riuscito a rendere un ambiente dai caratteri naturali molto forti, col 60% delle terre oltre i 2000 m di quota, una montagna abitata fino ad alta quota; l’altitudine media, infatti, così come il limite altimetrico degli insediamenti umani permanenti, in Valle d’Aosta superano quelli di ogni altra regione italiana.

Il paesaggio diversificato e complesso che ne risulta, è il frutto della matrice rurale dell’economia agropastorale, che ne ha modellato la trama e i principali sistemi di relazioni. In questo contesto, dove ambiente e paesaggio sono un tutt’uno, spiccano i segni inconfondibili del patrimonio storico architettonico e archeologico, come gli straordinari siti pre e protostorici, le vestigia di epoca romana, i castelli, i palazzi nobiliari, le chiese parrocchiali coi loro piccoli ma preziosi musei; opere che, nella loro diversità, testimoniano l’evolversi delle scienze e delle arti unitamente agli aspetti sociali, economici e culturali. Accanto alle emergenze monumentali, oltre 1.200 nuclei storici di varia dimensione, origine e caratterizzazione (bourgs, villes, villages e hameaux), costellano la regione e documentano l’organizzazione territoriale nel corso del tempo. La Valle d’Aosta presenta un patrimonio ricco di valori e significati profondamente radicati nelle culture locali e che identificano la sua immagine e identità culturale nel panorama europeo. 

Una Regione dove le bellezze naturalistiche, paesaggistiche e culturali si fondono in una suggestiva alchimia con l’uomo e la sua storia. Una storia plurimillenaria fatta di transiti, passaggi, scambi e sfide. Una Regione da sempre strategico “crocevia” di popoli dove le catene montuose non hanno mai rappresentato uno sbarramento ma una possibilità di contatto e di incontro. I nomi stessi dei due valichi più importanti, a ben vedere, riecheggiano le dinamiche storico-culturali di questa terra intramontana: il colle del Gran San Bernardo, anche detto Alpis Poenina, vede l’incontro tra la massima divinità dell’Olimpo romano, Giove, e del celtico Penn, divinità autoctona delle vette. Il colle del Piccolo San Bernardo, invece, anche noto come Alpis Graia, ricorda il mitico passaggio del Graium numen, cioè di Ercole, nel suo epico viaggio oltre le montagne verso le terre dell’estremo Occidente.

Una spiccata vocazione itineraria, dunque, ancora oggi ben rappresentata dai due importanti trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, che sin da età remote ha connotato e plasmato la storia, e quindi l’identità, di questa terra alpina. Dai primi

abitanti neolitici che aravano la piana a ovest di Aosta, ai clan dell’Età del Rame “gemelli” dei confinanti elvetici che ci hanno lasciato uno straordinario patrimonio megalitico. Dai Salassi, abitanti di queste montagne dall’Età del Ferro fino all’arrivo di Roma, signori dei valichi e figli delle rocce, abili minatori e astuti commercianti, fino ai fasti dell’Augusta Praetoria romana, vera colonia a immagine dell’Urbe, baluardo imperiale ai piedi delle Alpi.

Una età tardoantica fatta di mutamenti importanti, un’età di ulteriore transito verso le prime forme architettoniche cristiane e le coeve occupazioni delle possenti vestigia romane da parte delle famiglie più importanti. Per giungere ad un Medioevo intenso e combattuto in cui, ancora, il territorio è stato il primo discrimine determinando un serrato zigzagare di profili turriti, simbolo di ricchezza, potere e controllo dei transiti. 

Una età di mezzo che ha lasciato anche un ricco e variegato patrimonio ecclesiastico: dalla paleocristiana chiesa di San Lorenzo a quel capolavoro di arte romanica che è il chiostro della Collegiata dei SS. Pietro e Orso fino alla grande fabbrica della Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Discorso analogo vale per il Rinascimento in cui si fa protagonista la figura del Priore illuminato Giorgio di Challant la cui vasta e raffinata cultura si riflette su molti suoi interventi e committenze manifestando la doppia natura di una terra “bifronte” capace di guardare tanto verso le terre transalpine quanto verso le corti d’Italia.

Successivamente si fa sempre più forte la presenza sabauda in Valle che si riflette nell’adesione a precisi canoni culturali e politici. Un’influenza che vedrà esaltato il rilievo geografico di questa cruciale terra di confine a metà strada tra Chambéry e Torino. Un Settecento rivoluzionario e controverso, con una Francia di volta in volta insidiosa e alleata.

Il passaggio, quindi, dal Ducato di Savoia al Regno di Sardegna fino all’annessione all’Italia nel 1861: una continua fluidità di confini in cui, tuttavia, la Valle d’Aosta non ha mai smesso di conservare le proprie specificità linguistiche e culturali.

Da sottolineare, altresì, un patrimonio immateriale anch’esso determinante nella caratterizzazione regionale. Le tradizioni, l’artigianato, l’eredità linguistica francoprovenzale unita a nuclei di matrice germanica, rappresentano infatti un aspetto forte e rilevante che continua ad essere alimentato, conservato e valorizzato grazie a sentite e partecipate ricorrenze pubbliche nonché veicolato alle giovani generazioni sin dalle scuole dell’infanzia. 

Tutto questo costituisce un’eredità preziosa e imprescindibile di cui l’intera collettività dev’essere supportata a prendere coscienza affinché sia sempre fiera e orgogliosa di abitare questi luoghi e di appartenere alla comunità valdostana. Valle d’Aosta: una regione, dunque, in cui le bellezze naturalistiche, paesaggistiche e culturali si fondono in una suggestiva alchimia con l’uomo e la sua storia. 

Dobbiamo perciò avere coscienza di questo immenso e variegato patrimonio che occorre tutelare, conoscere, valorizzare e comunicare in ogni declinazione possibile. Il nostro territorio è una terra cardine, oltre che storico crocevia, tra mondo nordico e Mediterraneo. E proprio su questo DNA itinerario fonda la sua evoluzione storica, visibile e apprezzabile ancora oggi. A partire da una trama di percorsi dalle origini diversificate; alcuni storicamente attestati sin dall’antichità quali le vie di transito in quota utilizzate sin da epoca preistorica, la strada romana delle Gallie, su cui si sono successivamente impostati la Via Francigena e il Cammino di San Martino. Altri, invece, nati dalle esigenze della società contadina: piste poderali, mulattiere, sentieri di collegamento tra i terrazzamenti agricoli. Itinerari che, messi a sistema tra loro, consentono di scoprire zone ancora poco note sebbene profondamente caratteristiche della più autentica vita rurale locale, delle abitudini, degli antichi mestieri, delle usanze e delle secolari tradizioni permettendo di unire i più noti castelli a siti meno conosciuti senza perdere di vista la stretta e costante interconnessione col territorio di fondovalle e dei due versanti. In Valle d’Aosta la montagna stessa è cultura. 

Utile sarebbe anche la creazione di una struttura dedicata alla promozione del benessere psicofisico e spirituale, valorizzando le risorse naturali, culturali e produttive della Valle d’Aosta. Vogliamo promuovere la nostra Regione come “Terra del Benessere”, un luogo unico dove ritrovare equilibrio, salute e identità attraverso natura, tradizioni, mestieri antichi e turismo consapevole.

In Valle d’Aosta deve potersi respirare e toccare, ovunque, la cultura della montagna senza mai dimenticare il suo antichissimo passato, deve saper vivere il presente e, cosa ancor più importante, deve saper guardare lontano per immaginare e costruire il proprio futuro.

PESCA E TURISMO

La gestione attuale della pesca in Valle d’Aosta è ancora ancorata a modelli tradizionali basati principalmente sulla cattura e consumo, con un limitato sviluppo turistico legato a questa attività. La nostra proposta punta a valorizzare il potenziale turistico della pesca sportiva, promuovendo il fenomeno del catch & release, ormai consolidato a livello internazionale e capace di generare importanti ricadute economiche, come dimostrano numerosi esempi in regioni italiane ed europee dove borghi un tempo dimenticati hanno rinato proprio grazie a questa forma di turismo. 

Per questo intendiamo incentivare il ripopolamento delle specie ittiche autoctone, come il Temolo e la Marmorata, e introdurre tratti di fiumi no-kill, in particolare alla foce e lungo i corsi d’acqua principali, preservando comunque alcune zone dedicate alla pesca tradizionale per rispettare la storia e la cultura dei pescatori locali.

Inoltre, vogliamo favorire la creazione di aree turistiche di pesca nei centri dei villaggi e nei capoluoghi, valorizzando così i fiumi valdostani e stimolando un turismo che possa integrarsi con le strutture ricettive esistenti, generando sviluppo anche fuori stagione. Questo equilibrio tra tutela della biodiversità, rispetto delle tradizioni e innovazione rappresenta per noi la chiave per uno sviluppo sostenibile e duraturo del territorio.

IL CICLOTURISMO COME OPPORTUNITÀ 

Il cicloturismo rappresenta una straordinaria opportunità per la Valle d’Aosta, in grado di favorire la destagionalizzazione del turismo e ampliare l’accessibilità grazie all’uso crescente delle e-bike. Queste ultime consentono infatti a un pubblico più ampio, anche meno esperto o con limitazioni fisiche, di scoprire il territorio e godere delle sue bellezze naturali. 

Per garantire uno sviluppo sostenibile, è fondamentale pianificare attentamente i percorsi, evitando le aree ambientali più fragili come zone di nidificazione o habitat delicati. La manutenzione programmata dei tracciati, finanziata da una quota degli introiti turistici, assicurerà che i sentieri restino sicuri e fruibili nel tempo. 

Per ridurre i conflitti tra ciclisti ed escursionisti, si prevedono regolamentazioni mirate, come sentieri dedicati esclusivamente alle biciclette o la gestione degli orari di utilizzo. Un approccio scientifico, con studi preliminari e monitoraggi continui, permetterà di valutare e minimizzare l’impatto sull’ecosistema locale.

Le infrastrutture necessarie saranno leggere e integrate nel paesaggio, con l’uso di materiali ecocompatibili e fonti rinnovabili per le ricariche, oltre a parcheggi poco invasivi. La sensibilizzazione degli utenti attraverso campagne educative sarà un altro pilastro per un turismo responsabile. 

Infine, il coinvolgimento attivo delle comunità locali, residenti e amministrazioni, garantirà una gestione condivisa e la distribuzione equa dei benefici economici derivanti da questa forma di turismo sostenibile.

TURISMO GIOVANILE

La Valle d’Aosta è spesso percepita come meta turistica per famiglie, ma ha tutte le potenzialità per diventare anche una destinazione attrattiva per i giovani. Per questo vogliamo puntare su eventi culturali, sport outdoor, musica, natura e ospitalità accessibile, offrendo esperienze autentiche e dinamiche pensate per le nuove generazioni.

Occorre, a nostro avviso, incentivare ogni azione per rendere il centro di Aosta attrattivo per i giovani. Questo sarà possibile ottenerlo solo rivedendo, in accordo con il Comune di Aosta, il famigerato “Patto per la Movida”. Ad oggi i locali di Aosta devono terminare gli eventi entro la mezzanotte. Ciò causa una desertificazione del centro cittadino a partire da tale orario. La nostra proposta è di aumentare l’orario degli eventi fino alle una, così da stimolare innanzitutto il turismo e rendere la città più attrattiva per gli universitari e per i giovani residenti, aiutando le attività commerciali con nuove opportunità di guadagno e promozione. La normativa prevede comunque un rispetto dei decibel di musica così da non recare pregiudizio alla comunità aostana (abbassamento della musica dalle 11 all’1) con possibili deroghe in settimana (00:00 in settimana, 1:00 il sabato).

Sempre in tale ottica, creare un servizio di trasporto per il rientro in città dalle discoteche, allo scopo di decentrare la movida dopo le 00:30/1:00 dal centro cittadino, evitando problemi legati all’inquinamento acustico e garantendo ai ragazzi un rientro in sicurezza. Ad esempio proporre due fasce orarie per l’andata (00:30 e 1:30) e per i rientri (2:30 e 3:30). Le discoteche sono principalmente tre, dislocate in un raggio di 15 km da Aosta, il che renderebbe facile collegarle tra loro da un unico servizio di trasporti senza dispiegamento di grandi quantità di mezzi.
Infine si dovrebbero offrire incentivi alle imprese valdostane che creano dei tour-vacanze per i giovani non valdostani. Ad esempio, un’impresa del mondo turistico dovrebbe creare una settimana di vacanza (o anche un weekend) in cui viene proposto un programma per i giovani (es lunedì Skyway, martedì giro in azienda vinicola, mercoledì visita ad un castello valdostano). L’impresa vincitrice (sempre tramite bando) otterrebbe un credito, o altre forme di contributi. L’obiettivo è quello di attrarre giovani turisti in Valle d’Aosta, facendo loro scoprire le meraviglie della nostra Regione. Maggior punteggio potrebbe essere dato a tour-vacanze creati appositamente per il periodo di bassa stagione, come quello autunnale, con lo scopo di destagionalizzare e sfruttare maggiormente la nostra offerta culturale.


SICUREZZA

Pur essendo di piccole dimensioni, se paragonata ad altre realtà del nostro Paese, la Valle d’Aosta è da diversi anni al centro di diversi episodi di cronaca che richiedono una pronta reazione, ma anche una migliore organizzazione delle forze di cui la Regione dispone, oltre ad un’importante prevenzione e sinergia con le strutture che si trovano sul territorio.

POLIZIA REGIONALE – POLICE REGIONALE

Riteniamo fondamentale tutelare maggiormente la sicurezza pubblica dei nostri cittadini, con particolare riferimento alle fasce più deboli ed indifese, rafforzando l’attuale sistema di presidio del territorio regionale. Per questo motivo vogliamo istituire, ai sensi del dettato normativo vigente, un servizio di polizia regionale denominato “Polizia locale regionale – Police régionale valdôtaine” quale assorbimento degli enti locali titolari delle funzioni di Polizia Locale. Questa forza di Polizia rappresenterebbe una vera novità nel panorama nazionale e darebbe la possibilità all’attuale Polizia Locale di potersi articolare in maniera più efficiente sul territorio, mettendo a disposizione dell’intera collettività il patrimonio di conoscenze di cui dispone e valorizzando il ruolo degli operatori in Valle d’Aosta.

CONTRASTO AL DEGRADO URBANO

Il degrado urbano e la cosiddetta “microcriminalità” rappresentano una delle criticità più sentite nella Regione. A partire dal Capoluogo regionale, in cui ampie zone, come i giardini Lussu o la zona della Stazione o delle mura romane, risultano essere teatro di spaccio, di molestie o addirittura violenza, per continuare in diverse altre realtà regionali, il degrado richiede un intervento che non faccia sconti e, soprattutto che prevenga il compimento di azioni criminose tramite la predisposizione di azioni dissuasive. Ecco perché riteniamo indispensabile procedere ad una mappatura dei luoghi “sensibili” della nostra Regione, ovvero quelli che fanno registrare il maggior numero di eventi legati al degrado o alla microcriminalità, per poi predisporre adeguate misure di illuminazione e videosorveglianza, o anche con l’utilizzo dei servizi di vigilanza armata, per prevenire tali azioni e garantire sicurezza e percorribilità del nostro territorio ad ogni ora ed in ogni condizione.

CONTRASTO AL DISAGIO GIOVANILE

Lo studio di Transcrime del 2022 collocava la Valle d’Aosta fra quelle con un più marcato sviluppo delle baby gang in tutto il Paese, ma nonostante gli allarmi, lanciati dalla Lega in Consiglio Regionale, non si è voluto ammettere il problema. Purtroppo questo è esploso in tutta la sua virulenza culminando, addirittura, in un tentato omicidio a scopo di vendetta proprio da una baby gang che aveva preso di mira la Bassa Valle. Per questo motivo proponiamo di intensificare l’attuale piano di contrasto al disagio giovanile promuovendo l’utilizzo di spazi regionali dedicati ai giovani con attività gratuite (sport, musica, laboratori creativi) per offrire alternative costruttive al tempo libero ma anche programmi educativi e di prevenzione nelle scuole, con percorsi su legalità, rispetto e gestione delle emozioni, con coinvolgimento di psicologi e forze dell’ordine, in linea con la L.R. 8/2002 sul sostegno alle politiche giovanili. Inoltre andrà potenziato il servizio di ascolto psicologico nelle scuole valdostane, con sportelli gratuiti per adolescenti e famiglie per prevenire disagio e devianze ed infine ci dovrà essere il coinvolgimento delle famiglie con corsi di formazione per genitori su gestione dei conflitti e segnali di disagio giovanile, ed iniziative regionali per promuovere valori di comunità e rispetto attraverso eventi culturali e sportivi, con testimonial locali per ispirare i giovani valdostani.

CASA CIRCONDARIALE DI BRISSOGNE

La struttura penitenziaria rappresenta una grossa realtà della nostra Regione, ma grandemente sottoutilizzata, se non del tutto ignorata, nella considerazione delle sinergie con le azioni poste a garanzia della sicurezza regionale.

Innanzi tutto il primo pensiero deve essere rivolto al benessere del personale di Polizia Penitenziaria ed amministrativo che vi lavora. Le carenze di organico nelle parti amministrative, che costringono il personale di Polizia a sobbarcarsi anche compiti non propri con ulteriore aggravio di stanchezza e stress, possono e devono essere coperte tramite concorsi regionali e/o accordi con la Regione in sinergia con il Ministero della Giustizia.

Inoltre la chiusura degli OPG, con conseguente presenza di detenuti problematici, ed il carico lavorativo ingente patito dal personale di Polizia Penitenziaria, rischia di mettere gli operatori nella condizione di patire un burn-out assolutamente da scongiurare. Per questo motivo è intenzione predisporre un servizio di assistenza psicologica e medica dedicato al personale che lavora nella struttura, con uno studio posto all’esterno in maniera da non creare stigma in chi usufruisce del servizio.

Inoltre per non aggravare il carico di lavoro si propone di predisporre un piano di reinserimento lavorativo dei detenuti in maniera da tenere occupati i reclusi ed evitare che l’ozio possa portare a continui scontri. Questo obiettivo può essere raggiunto tramite la stesura di nuovi accordi o il rafforzamento dei protocolli d’intesa esistenti, ad esempio quelli con Confindustria Valle d’Aosta, per percorsi formativi e occupazionali per i detenuti di Brissogne, ampliando le opportunità lavorative esterne previste dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, con sgravi fiscali per le aziende.

SICUREZZA E COMUNITÀ

Le Forze dell’Ordine che arrivano per la prima volta nella nostra Regione e gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica hanno due problemi che possono essere risolti in maniera sinergica. I primi hanno necessità di trovare un alloggio che li renda autonomi e li inserisca nel tessuto sociale, utilizzando al minimo le strutture disponibili in caserma. I secondi hanno la necessità ed il diritto di vivere in sicurezza nella propria abitazione, ma i quartieri dove sono collocate le case popolari sono ad alto rischio criminalità. La soluzione che la Lega propone per ovviare a questi due aspetti è quello di riservare, in ogni condominio, degli alloggi in favore delle diverse Forze di Polizia, favorendo così la ricerca di un alloggio confacente alle proprie esigenze, con un costo contenuto da una parte, e garantendo la presenza di un esponente delle Forze dell’Ordine dall’altra, aumentando così l’effetto deterrenza e l’eventuale intervento.


TERRITORIO, EDILIZIA E OPERE PUBBLICHE

Lo Statuto Speciale per la Valle d’Aosta (Legge Costituzionale 26.02.1048, n. 4) prevede al Titolo II, art. 2, che “In armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica 1 e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica, la Regione ha potestà legislativa” in materia urbanistica e, in tale ambito, noi intendiamo esercitare la nostra autonomia sino in fondo. Volontà rafforzata della grande incidenza che l’urbanistica e l’edilizia ad essa correlata, costituisce per l’intero settore produttivo della nostra Regione.

URBANISTICA E TERRITORIO

La recente modifica superficiale della disciplina urbanistica in Valle d’Aosta riferita alla legge regionale 11/98 non ha saputo dare gli indirizzi necessari per un’urbanistica al servizio dei cittadini anziché un insieme di norme di limitazione all’attività edilizia.

L’attuale disciplina urbanistica è ormai superata: noi pensiamo ad un’urbanistica come strumento che permetta la valorizzazione dei luoghi e la crescita economica di una comunità, secondo la varietà e il dinamismo che contraddistinguono le attività umane: non strumento di limitazione normativa a cui una comunità deve sottostare ma l’esatto opposto, uno strumento al servizio della comunità, per migliorarne la vita.

Sino ad oggi la pianificazione urbanistica ha giocato fondamentalmente un ruolo di disciplina delle iniziative di espansione dello spazio costruito ed il consolidamento delle aree edificabili, considerando il territorio sotto il profilo delle realtà “omogenee”. Questo è stato il peccato originale di tanta materia urbanistica: sotto la dinamica dell’omogeneità si sono livellate tutte le eccellenze, tutte le peculiarità che fanno dei territori in genere e, particolarmente della nostra Regione, aree di identità, anziché aree omogenee.

Noi oggi pensiamo ad una disciplina urbanistica che inverta la rotta. In questa rivoluzione copernicana, intendiamo che la pianificazione urbanistica diventi strumento attivo nel creare le condizioni affinché lo sviluppo sappia trarre i maggiori vantaggi dall’identità tipica e irriproducibile del territorio e della sua cultura, articolando il rapporto con la città, sotto il profilo della rigenerazione contestualizzata nel suo solco storico, garantendole ad un tempo, i massimi benefici e sapendo gestire e valorizzare tutta la rete di legami con il territorio circostante. Si intende ridefinire i concetti di standard urbanistici, con il passaggio dallo standard quantitativo allo standard prestazionale e ridefinendo nuovi standard eco sostenibili e paesaggistici quali la “massa dendritica”, come compensativo della massa edificata.

I parametri edilizi dovranno essere proporzionati non solo all’indice fondiario, ma alla virtuosità dei progetti sotto il profilo delle dinamiche paesaggistiche, storico-identitarie, sociali ed ambientali (efficientamento energetico coerente con il ciclo di smaltimento futuro delle apparecchiature e dei materiali; filiera di produzione a chilometro zero…). 

Le destinazioni d’uso dovranno essere disciplinate con adozione di nuovi modelli abitativi basati sulle azioni sociali di iniziativa privata (co-housing con funzione di servizi sociali), da gestirsi attraverso premi volumetrici e superamento di vincoli normativi così da favorire la flessibilità delle destinazioni d’uso secondo i principi di rigenerazione urbana fondati su meccanismi di “mixité”. Per la normativa sismica, sosteniamo l’allineamento della normativa vigente ai reali parametri di accelerazione sismica nelle diverse parti del territorio valdostano con ridefinizione della classe sismica dei singoli territori. 

Occorre saper gestire i concetti di “consumo di suolo” e di “rigenerazione urbana”: la limitazione al consumo di suolo non passa attraverso il divieto alla nuova costruzione ma attraverso una corretta disciplina edificatoria che limiti le destinazioni e le tipologie voraci di suolo (es. ipermercati, piazzali a raso, costruzioni a piano unico, ecc.) a favore delle destinazioni e delle tipologie più “virtuose”, valorizzando inoltre la ristrutturazione.

La rigenerazione non va considerata solo a livello urbano ma deve estendersi al territorio rurale, attraverso una nuova visione di rigenerazione rurale, che favorisca la rivitalizzazione delle cosiddette zone interne, i luoghi di media montagna che hanno avuto una vita di comunità e che ora sono luoghi di spopolamento e di abbandono della memoria: la nostra sfida è la rigenerazione rurale, una sorta di rigenerazione urbana estesa ai territori rurali, per riproporre quella linfa vitale che ne ha prodotto la genesi e che ha costituito un modello di comunità virtuoso.

Quanto ai Beni Culturali e Paesaggistici, sono la risorsa unica e irriproducibile e devono costituire l’ossatura dell’intero prodotto Valle d’Aosta, attraverso la formazione di un piano integrato di tutela e valorizzazione dei Beni Culturali, in sinergia con il mondo accademico, con gli Ordini professionali, con le categorie imprenditoriali e negli approfondimenti dei canali di finanziamento europei (promuovendo i meccanismi dei procedimenti concorsuali) ed attraverso la realizzazione di una regia di rete del patrimonio culturale e del patrimonio paesaggistico in relazione all’attività turistica del nostro territorio, elevandone la competitività, secondo meccanismi di peculiarità identitaria, anziché su dinamiche di rapporto di prezzo. Valorizzazione paesaggistica dell’acqua: attenzione alla risorsa idrica, da declinarsi in tutti i suoi aspetti, con riscoperta della componente paesaggistica dell’acqua sul territorio promuovendo forme di fruizione di laghi, bacini, sponde fluviali e “ru” rurali e urbani, quale risorsa culturale e paesaggistica della nostra Regione e favorendo una disciplina urbanistica capace di gestire gli interventi di sfruttamento della risorsa idrica, in tale direzione. Non dimentichiamo temi apparentemente secondari quali l’illuminazione del territorio, favorendo l’efficientamento energetico e la valorizzazione paesaggistica del territorio regionale, in fase notturna, con la revisione dei sistemi di illuminazione pubblica secondo i criteri di riduzione dell’inquinamento luminoso e adeguato dosaggio dell’intensità luminosa, anche su impianti già esistenti e corretta evidenza luminosa su beni culturali e scorci paesaggistici. Non ultimo, lavoriamo per il contrasto allo spopolamento di determinate aree territoriali con revisione ed approfondimento normativo, finalizzato a promuovere il riuso e il reinsediamento nelle aree del territorio regionale caratterizzate da spopolamento.

OPERE PUBBLICHE

Riteniamo necessario valorizzare maggiormente il patrimonio regionale attraverso l’affidamento della sua gestione ad una struttura interna all’Amministrazione regionale, dotata dell’adeguato numero di risorse, formate nell’ambito, che agisca attraverso la definizione e l’aggiornamento continuo di un Piano di gestione manutentiva integrata degli edifici pubblici, con il quale si valutino le effettive potenzialità degli immobili (recupero, trasformazione, ristrutturazione, messa a reddito o capitalizzazione 48 degli immobili), anche in vista della corretta definizione del Piano di valorizzazione o di alienazione, definendo i lineamenti di razionalizzazione d’uso degli edifici sotto-utilizzati o inutilizzati. Intendiamo, inoltre, costituire un audit energetico coerente con le più recenti normative in materia, che individui i programmi di intervento (in ordine di priorità) in base alle tipologie di edifici a maggiore consumo e con maggiore potenziale di risparmio energetico in rapporto all’investimento necessario (analisi costi/benefici), con impegno nell’individuazione dei percorsi necessari al reperimento di strumenti finanziari che attivino finanziamenti europei, capitali privati e garantiscano una maggiore leva finanziaria, favorendo l’avvio di un programma di lavori sui vari edifici pubblici con l’obiettivo di favorire il rilancio delle attività occupazionali nel settore edilizio.

Per quanto attiene alla gestione degli appalti, riteniamo fondamentale riappropriarci della nostra potestà legislativa in materia di Lavori Pubblici, attraverso la riedizione di una legge regionale sugli appalti (che recepisca in modo appropriato il nuovo Codice degli Appalti – Decreto Legislativo 36/2023 – e superi definitivamente la L.R. 12/1996 e successive modificazioni ed integrazioni) secondo gli obiettivi di favorire i procedimenti concorsuali, permettere un maggior accesso agli appalti delle imprenditorie locali, garantire il completamento dei lavori affidati ed incoraggiare le dinamiche del Project Financing.

EDILIZIA PRIVATA

Il settore dell’edilizia privata rimane un campo connotato da iniziative spontanee in grado di auto-alimentarsi, alla sola condizione, però, che si organizzino le necessarie azioni di sblocco dei canali di finanziamento. Il settore dell’edilizia privata non ha bisogno di politiche contributive mentre quelle di detrazione fiscale non riescono a rendere sostenibili tante iniziative private, ma il canale del credito rimane la via maestra e virtuosa e ruolo di una sana politica risulta percorrere la seguente ottica:

  • riavvio e completa copertura dei finanziamenti a favore dell’edilizia (mutuo prima casa e mutuo di ristrutturazione) in sinergia con la riforma del sistema dei fondi di rotazione;
  • coinvolgimento di gruppi finanziari e bancari con i quali stabilire accordi di agevolazione creditizia per il settore dell’edilizia privata e favorire il ruolo delle entità di co-finanziamento e di prestazione di garanzia finanziaria;
  • promozione del livello qualitativo degli interventi edilizi, sotto il profilo della sostenibilità ambientale intesa sia come impatto sulle emissioni di CO2 sia come impatto estetico e paesaggistico sul territorio e sia attraverso la valorizzazione storico-identitaria dello spazio costruito, attraverso meccanismi di graduatoria nell’ottenimento delle relative coperture finanziarie;
  • aggiornamento della disciplina di ampliamento prevista dalla LR 24/2009 (Legge Casa), attraverso l’inserimento di elementi di verifica degli aspetti estetico-architettonico-paesaggistici nelle schede di sostenibilità ambientale, al fine di favorire una maggior armonizzazione dei volumi e delle forme, evitando soluzioni “fuori scala” e consentendo, inoltre, il superamento dei limiti volumetrici massimi degli edifici nei casi di progetti particolarmente virtuosi e in vista della transizione verso destinazioni di tipo sociale e di tipo produttivo extra-alberghiero o di multifunzionalità in agricoltura;
  • per le imprese, si intende promuovere i sistemi di rete, con individuazione di regolamentazioni che permettano, agli aderenti a tali reti, l’applicazione di meccanismi assimilabili alle dinamiche delle ESCO e prevedere regimi di aiuto in caso di regolarizzazione di posizioni contributive;

incoraggiamento e sostegno di filiere locali legate alla produzione di materie prime e di semilavorati per l’edilizia, secondo tecniche costruttive compatibili con la peculiarità e le disponibilità del territorio (esempio filiera “bosco-legname da costruzione” o “coltivazione, trasformazione ed impiego edilizio della canapa, della paglia, del fieno”, etc.).


AGRICOLTURA E AMBIENTE

Non può esistere mancanza di interazione tra l’ambiente in cui viviamo, l’agricoltura e lo sviluppo di un’offerta turistica sostenibile ed innovativa. Per questo motivo una particolare attenzione andrà prestata all’adozione di politiche di sostegno ed innovazione dell’agricoltura e della protezione dell’ambiente, ancora una volta tutt’altro che al sicuro da inquinamento e azione umana indiscriminata e senza regole.

AMBIENTE

L’ambiente nel quale viviamo è il più importante capitale della nostra Regione, ma al contempo dobbiamo considerare che in quanto terra di montagna la Valle d’Aosta possiede una superficie limitata nella quale conciliare l’utilizzo antropico del territorio con quello di preservazione naturale. L’agricoltura in Valle d’Aosta, su un territorio di 3261 Kmq, posto ad una quota media di 2100 m s.l.m., non potrà mai competere, in termini di produzione, con le grandi estensioni poste in pianura o anche collinari, laddove metodi intensivi sono maggiormente garanti di profitto e crescita.

Per questo motivo, politiche ambientali di salvaguardia del territorio efficaci, investimenti corretti e un adeguato livello di consapevolezza civica consentono di aumentare il valore del nostro territorio e portare gli interessi anche verso altri settori, turismo in primis. Politiche ambientali errate portano, e hanno portato negli anni, effetti negativi che si ripercuotono a cascata sull’intero sistema vitale valdostano. A tal proposito ci adopereremo per ottenere una sempre maggior competenza in materia di ambiente e di gestione del territorio al fine di tutelare e difendere il nostro primo patrimonio. Anche in Valle d’Aosta, per il tramite di controlli di merito, di organizzazione di filiera, di analisi del rapporto tra costo di produzione e redditività di alcuni contesti produttivi lattiero caseari e di una revisione politica dei prezzi, il settore agricolo e zootecnico può e deve essere redditizio e funzionale a soddisfare le aspettative di chi vi lavora, privilegiando la qualità alla quantità, rispettando l’ambiente e valorizzando il territorio attraverso uno stretto e interconnesso rapporto con le attività e le strutture turistiche esistenti.

Riconosciamo nell’acqua il principale patrimonio ambientale della Regione e intendiamo valorizzarlo attraverso la promozione di realizzazione di piccoli invasi multifunzionali per l’allevamento e l’agricoltura in primis e per le attività produttive e turistiche, laddove sussistano i requisiti.

Crediamo essere non più procrastinabile una seria riforma dei piani regionali di gestione dei rifiuti e dei siti di conferimento, revisionando pertanto le modalità di valutazione, concessione e monitoraggio nel tempo delle attività di gestione delle discariche private anche sull’esperienza di quanto avvenuto nell’ultimo biennio con l’obiettivo di preservare l’ambiente circostante e la salute pubblica da finalità altre, nonché dall’aggressione di gestori che favoriscono l’importazione di rifiuti (inerti e non) dall’esterno della nostra Regione.

AGRICOLTURA

L’agricoltura in Valle d’Aosta è ad un bivio: se non si inverte la rotta, tra 10 anni rischieremo di perdere un gran numero delle nostre aziende, già ridottesi in modo considerevole negli ultimi decenni. Il ricambio generazionale è il faro su cui impostare tutte le politiche riguardanti questo settore, nei suoi vari ambiti: allevamento, frutticoltura, orticoltura, viticoltura. Tutti questi ambiti stanno vivendo situazioni diverse, la viticoltura per esempio sta vivendo anni di espansione con la nascita e la crescita di tanti produttori che necessitano di un sostegno soprattutto in merito all’internazionalizzazione delle loro bottiglie, visti i piccoli numeri legati alla quantità della loro produzione.

L’orticoltura è un settore che può garantire reddito: negli ultimi anni sono nate diverse realtà che coltivano ortaggi alimentando la filiera del chilometro zero. Queste realtà sono però da sostenere anche e soprattutto per ciò che concerne la manodopera, sviluppando politiche attive sul lavoro in modo da attrarre giovani, e non solo, a lavorare nel settore.

La frutticoltura vede sul territorio realtà affermate che hanno il compito di veicolare l’immagine dei prodotti della Valle d’Aosta. È essenziale però che le produzioni che rappresentano il simbolo della Regione come la mela renetta siano difese; considerato infatti il suo ciclo non uniforme nella produzione nel corso degli anni e che ad oggi è ancora in gran parte sviluppata sul portinnesto franco, è necessario da un lato lavorare per ottenere il marchio DOP o IGP della mela renetta della Valle d’Aosta, un modo per garantire una maggiore retribuzione a chi la coltiva, dall’altro, favorire tramite l’Institut Agricole Régional la diffusione del portinnesto M9 in modo da rendere la meccanizzazione più semplice. 

L’allevamento sta subendo una contrazione nel numero delle aziende nel corso degli anni: le piccole stalle di fondovalle che mantengono il territorio sono soffocate dalla burocrazia, inoltre soffrono di carenza di personale per non parlare della non sufficiente redditività dovuta dal latte e dai suoi derivati. Ad oggi, le uniche aziende che resistono sono quelle in cui c’è una famiglia grande che le conduce, ma questo non può diventare il modello delle aziende zootecniche in Valle d’Aosta. Tramite un reale finanziamento delle misure previste dalla legge 17/2016, tramite un lavoro importante nel recepimento di quelle che saranno le linee della nuova PAC, bisognerà dare risposte per le aziende che innovano sia nel prodotto, sia nella meccanizzazione (sale mungitura per esempio) mantenendo però a tutti i costi le piccole stalle che da decenni resistono sul territorio. Misure legate alla multifunzionalità delle nostre aziende sono sempre più necessarie per garantire redditi complementari, tenendo conto della necessità di sviluppare misure straordinarie per trovare manodopera proveniente dall’estero ma soprattutto locale.

Al contempo crediamo necessario valorizzare ulteriormente l’allevamento degli ovicaprini che negli ultimi anni ha visto crescere il numero dei propri addetti e delle aziende di settore, valorizzando prima di tutto quelle realtà che mantengono vive le razze valdostane, quindi la pecora di razza Rosset e la capra di razza Valdostana.

TURISMO E AGRICOLTURA

Turismo ed agricoltura in Valle d’Aosta sono due settori che si devono muovere in simbiosi. Per questo sarà necessario istituire specifiche misure di incentivazione a favore di quelle strutture alberghiere e ricettive che attueranno scelte di utilizzo di prodotti provenienti da aziende valdostane, che saranno conseguentemente contraddistinte da un marchio apposito e riconoscibile. 

In quest’ottica la Regione si occuperà di trovare sinergie creando piccoli brand di località che raccoglieranno i prodotti caratteristici di ogni zona e si occuperà della promozione degli stessi su larga scala, creando così potenziali nuovi piccoli produttori ed un mercato con prezzi adeguati ai nostri prodotti di nicchia. 

Per concretizzare tale pianificazione la Regione, proprietaria di stabili a vocazione agricola o di locali di trasformazione potrà stipulare contratti vantaggiosi al fine di incentivare l’utilizzo di tali stabili e creare nuova occupazione per i giovani valdostani. Tuttavia, considerata la condizione morfologica che rende difficoltosa la gestione del territorio montuoso della regione, è necessario sottolineare che non si possa prescindere da una sistematica programmazione e da incentivi pubblici, proprio in virtù della funzione plurima e complessa dell’agricoltura di montagna che, se sviluppata con accortezza, fornisce utilità all’intera società e a ogni settore socio-economico.

Per il mantenimento e la salvaguardia degli elementi propri della tradizione contadina, si giudica essenziale il riscatto della dimensione montagna, non solamente percepita come ambiente di sport invernali o trekking estivi ma, anche e soprattutto attraverso il recupero e la gestione dei terreni coperti dai boschi e la valorizzazione dei pascoli, per offrire nuove opportunità alle piccole aziende, al fine di integrare attività congiunte quali turismo, cura e tutela del territorio e piccole attività artigianali. Accanto quindi ad una opportuna formazione organizzativa, laddove necessaria, proprio per gestire al meglio una piccola attività, sarà fondamentale riordinare le varie leggi in materia di agricoltura e di sviluppo rurale inserendovi la possibilità di istituire associazioni fondiarie per il recupero di terreni incolti e consorzi forestali per la gestione dei boschi e delle risorse forestali ai fini energetici (comunità energetiche di cogenerazione).

Inoltre è urgente redigere una legge sulla multifunzionalità in agricoltura che rappresenti l’opportunità al ripopolamento delle cosiddette “aree interne” di montagna.

In considerazione dell’evidente repentino cambiamento climatico in atto, occorrerà prendere in considerazione nuove possibili riconversioni agricole, privilegiando colture idroponiche e/o ortofrutticole che possano ritenersi particolarmente idonee al peculiare microclima valdostano.

Con riferimento all’allevamento sarà curato in modo opportuno l’aspetto del benessere animale, dalla nascita all’abbattimento (riducendo al minimo lo stress di trasporto e di macellazione, eliminando tra l’altro la pratica di abbattimento halal), attraverso l’intero ciclo di vita e costituente l’ambito di azione dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Tali iniziative, volte soprattutto a garantire l’attività della pastorizia negli alpeggi in quota, è direttamente connessa alla finalità per cui è stata creata tale struttura.

Con riferimento alla storia dell’agricoltura valdostana si osserva che a causa di scelte

politiche discutibili, sono scomparse le piccole aziende lasciando spazio a grandi attività, che, in considerazione delle estensioni territoriali e spesso anche della contestuale gestione degli alpeggi e della modesta resa odierna, ha determinato, da parte dei conduttori delle aziende, l’abbandono o la scarsa attenzione nella cura delle operazioni di sfalcio per quei terreni più disagevoli, per occuparsi di appezzamenti più grandi e con pendenze accessibili ai mezzi meccanici. Al fine di recuperare il territorio in modo oculato e per contrastare il dissesto idrogeologico la Regione intende incentivare direttamente (anche attraverso l’utilizzo di fondi europei dedicati) le piccole-medie aziende che, attraverso un piano pluriennale, intendono recuperare terreni sfavorevoli ed incolti o comunque continuando a lavorare i propri terreni ponendo attenzione ai lavori di rifinitura. Questo intervento permetterà di migliorare la cura e il decoro del paesaggio migliorando sensibilmente l’offerta turistica e al contempo prevenendo dissesti del territorio.

PIANI ECONOMICI FORESTALI

Vogliamo rilanciare i Piani Economici Forestali (PEF), uno strumento che in passato ha garantito una gestione ordinata e sostenibile delle risorse boschive, offrendo al contempo importanti opportunità occupazionali e formative per i giovani valdostani. Tuttavia, riconosciamo che il sistema precedente aveva dei limiti in termini di costi e gestione. Per questo, proponiamo una riforma dei PEF che coniughi efficienza, innovazione e partecipazione.

La nuova proposta prevede piani più snelli, con una cadenza di 3-5 anni, focalizzati su aree prioritarie e su obiettivi concreti, evitando gli eccessi burocratici del passato. Intendiamo introdurre un sistema retributivo più equilibrato e trasparente, con maggiori controlli per prevenire abusi. Crediamo anche nel valore formativo e sociale dei PEF: vogliamo reinserire in modo regolato studenti universitari e delle scuole forestali attraverso tirocini e borse di studio, restituendo al progetto una dimensione educativa.

QUESTIONE LUPO

Al fine di tutelare il settore dell’allevamento e dell’agricoltura di montagna e in generale salvaguardare le attività tradizionali delle popolazioni poste nei territori sempre più a rischio spopolamento e degrado, è ormai sempre più urgente porre in essere politiche a favore del ripristino di antiche colture e del recupero di terreni abbandonati oltre ad una diversa e prioritaria regolamentazione della tutela e protezione della fauna selvatica, con particolare attenzione alla proliferazione dei grandi predatori, quali il lupo e, in prospettiva futura, l’orso.

Innanzitutto è necessaria la chiarezza sui numeri: quelli divulgati non sono veritieri e quindi tendono a nascondere un fenomeno che è già scappato di mano. Una volta svolto un censimento serio, sarà da capire tramite l’aiuto di esperti quanti lupi possano essere presenti sul territorio della Regione in modo da non essere un problema per l’uomo, per l’allevamento e per gli animali selvatici. 

Dalla direttiva europea del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche a cui è ricondotta la politica nazionale e internazionale sull’argomento in questione, sono trascorsi quasi trent’anni e la diffusione dei grandi predatori è aumentata notevolmente rispetto a quando è stata emanato quell’importante documento, ormai superato dagli eventi, tanto da arrivare, a livello europeo, al declassamento della specie lupo. Da allora tante e troppe risorse sono state utilizzate per vari studi e seminari che poco hanno prodotto se non rilevanti profitti ai promotori dei vari progetti Wolfalps o di coloro che si reputano gli unici difensori della biodiversità, concetto e principio che trasversalmente deve destare l’interesse di ogni movimento politico.

Dopo di che, una volta recepita la modifica del declassamento dello status da “particolarmente protetto” a “protetto”, si dovrà procedere, con puntuali ed estesi censimenti e con studi scientifici specifici, ad una misura legislativa che metta in campo soluzioni applicabili per ricondurre in equilibrio i rapporti anche numerici della fauna selvatica sul territorio, con la prioritaria attenzione all’attività produttiva delle aziende agricole e la gestione, la salvaguardia e il monitoraggio dello stato di conservazione delle varie specie di animali selvatici che, negli ultimi anni, hanno manifestato un preoccupante e continuo calo numerico.

ACQUA E RISCHIO IDROGEOLOGICO

L’acqua rappresenta la risorsa più importante che la Valle d’Aosta possiede e per questo motivo crediamo nella necessità di definire adeguate politiche di tutela e valorizzazione delle risorse idriche nel loro complesso, adottando buone pratiche per favorire un equilibrio sostenibile tra i diversi usi dell’acqua – prioritariamente quello umano, ma anche agricolo ed energetico – garantendo la tutela degli ecosistemi, la prevenzione dell’inquinamento attraverso una programmazione di interventi volti ad assicurare una fornitura sufficiente di acque superficiali e sotterranee di buona qualità per un utilizzo idrico sostenibile.

Riteniamo fondamentale modificare il Piano Tutela delle Acque, approvato durante la XVI legislatura, correggendo l’approccio marcatamente ambientalista per ottenere uno strumento normativo che consenta di incrementare, con la necessaria sensibilità ambientale e paesaggistica, l’attività idroelettrica, vera sfida ecosostenibile del nostro territorio, salvaguardando la sostenibilità del sistema idrico naturale della Regione.

TUTELA E SVILUPPO DELLE RISORSE IDRICHE

L’importante e repentina evoluzione del clima e le variazioni dello stesso avranno un impatto non solo sull’assetto dei territori di montagna e sulle risorse naturali, ma anche e soprattutto sui rischi naturali a livello alpino a causa dell’interazione tra l’aumento della temperatura, la variazione dei regimi di precipitazione, l’intensificazione degli eventi estremi e dei processi geomorfologici che si svolgono in alta montagna sarà dunque necessario procedere con la realizzazione di bacini di accumulo idrici a bassa, media ad alta quota, nonché ristrutturazione, potenziamento e valorizzazione dei percorsi di trasporto dell’acqua, che potranno essere utili per diverse finalità, in dipendenza delle necessità contingenti delle diverse stagioni e delle condizioni climatiche che si presenteranno.

RISCHIO IDROGEOLOGICO

Gli eventi alluvionali e di colate detritiche a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni sono le conseguenze delle rapide mutazioni climatiche derivanti dall’aumento della temperatura che mettono in rilievo la fragilità del nostro territorio per quello che concerne gli eventi di natura idraulica e geologica. L’aumento dei dissesti e delle colate di detrito dimostra l’incremento dei rischi a cui il territorio della nostra regione è sottoposto.

La gestione dei rischi naturali in un contesto climatico in evoluzione richiede un cambio di paradigma: dalla gestione di un rischio statico, basato su mappe storiche, alla corretta predisposizione di regole, principi, procedure, strutture e strategie per quello che concerne la vulnerabilità dinamica.

Occorre predisporre e mettere in atto corretti strumenti di pianificazione territoriale finalizzati al rafforzamento della resilienza del territorio regionale in relazione ai cambiamenti climatici con una particolare attenzione alla riduzione dei livelli di rischio idrogeologico e al soddisfacimento dei fabbisogni idrici, al contrasto al consumo di suolo e alla connessa rigenerazione urbana e territoriale, alla ricerca di nuove modalità del vivere in montagna quale possibilità di contrasto all’abbandono del territorio. 

Importante istituire, di concerto con il Consiglio Permanente degli Enti Locali e le autorità interessate in materia, commissioni per la gestione del rischio idrogeologico che possano affiancare (così come avviene nel caso delle commissioni valanghe in inverno) gli amministratori locali nella valutazione di particolari situazioni di pericolo o avvenuto disastro di materia idrogeologica. L’istituzione di tali commissioni si innesterà in un complessivo processo di riforma della gestione delle emergenze di natura idrogeologica al fine di evitare l’abbandono a sé stesse delle strutture comunali, ad oggi non sufficientemente strutturate, così anche in termini di gestione delle notizie al fine di evitare maggiori danni dovuti alla veicolazione di messaggi errati o allarmismi che possano tra l’altro causare perdite ingenti dal punto di vista mediatico ed economico, aggravando così l’effetto generale sulle zone già colpite dall’evento.

CONSORZI DI MIGLIORAMENTO FONDIARIO

Particolare attenzione deve essere posta ai Consorzi di miglioramento fondiario della nostra regione. Le strutture e le infrastrutture agricole consortili realizzate nel corso degli anni necessitano di una corretta gestione e di una adeguata e puntuale manutenzione. Particolare attenzione verrà posta alle opere viarie e irrigue gestite dai consorzi di miglioramento fondiario: per quelle irrigue, in particolare, sarà importante curare la loro corretta funzionalità.

Le attività dei Consorzi di miglioramento fondiario si concretano nell’esecuzione, manutenzione ed esercizio di opere di miglioramento fondiario quali, la costruzione di impianti irrigui, di ricerca, provvista e utilizzazione delle acque a scopo agricolo, la costruzione e il riattamento di strade interpoderali e le teleferiche che possono sostituirle, la costruzione e il riattamento di fabbricati rurali, il miglioramento dei prati e dei pascoli montani eseguibile a vantaggio di più fondi.

È pertanto necessario predisporre adeguati strumenti normativi che vadano ad incidere non solo sulla possibilità di sostenere le spese che gli stessi sostengono per il mantenimento delle infrastrutture consortili, ma anche quelle spese relative a tutti gli investimenti che riguardano la gestione idrica.

Sarà necessario fornire adeguati supporti negli adempimenti amministrativi in materia giuridica, tecnica e tributaria, al fine di promuovere l’assolvimento ottimale della loro importante funzione socio-ambientale che, oltre a mantenere il territorio rurale, permettono la valorizzazione e la promozione delle nostre eccellenze territoriali con i prodotti ottenuti.


AUTONOMIA E FISCALITÀ

La nostra Autonomia è ad un bivio: se non sfruttiamo l’attenzione e le opportunità che il Governo nazionale dà ai territori, rischiamo un’erosione sempre maggiore delle competenze a causa soprattutto delle normative europee.

Il tavolo di lavoro avviato col Ministero degli Affari Regionali è uno strumento essenziale per l’ottenimento di maggiori competenze, anche per via delle conseguenze dell’approvazione della legge n.86 del 26 giugno 2024 in merito all’Autonomia differenziata. Inoltre, imprescindibile è la richiesta del principio dell’Intesa, una garanzia per il nostro Statuto e per la nostra Autonomia che necessita un rafforzamento e un coordinamento anche con gli atti legislativi dell’Unione Europea.

AUTONOMIA FISCALE

L’applicazione dell’articolo 14 dello Statuto Speciale è stata per decenni un argomento di campagna elettorale. Ad oggi, col quadro economico, politico e doganale legato all’Unione Europea, è sempre più necessario declinare in termini attuali le prerogative legate alla Zona Franca. La creazione di zone franche d’impresa, zone franche speciali e montane, è uno strumento essenziale per colmare i gap economici e sociali che la nostra Regione ha verso le altre regioni del nord Italia per via delle sue caratteristiche morfologiche e fisiche. Tale zona,inoltre, sarebbe necessaria, anche per compensare i territori strettamente montani interni alla nostra Regione che sono sfavoriti rispetto al fondovalle. Avere vantaggi fiscali col fine della creazione di un’economia di agglomerazione di tante piccole aziende e spin-off di Università, renderebbe la Valle d’Aosta anche attrattiva nei confronti di imprese e centri di ricerca non solo del nord Italia ma anche della Svizzera e della Savoia, permettendo così di essere veramente un “Carrefour d’Europe” ed evitando che i nostri giovani debbano “scappare” per trovare opportunità lavorative interessanti.

MANOVRABILITÀ FISCALE

Il Decreto Legislativo 20 novembre 2017, n. 184 recante “Norme di attuazione dello Statuto speciale della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste in materia di coordinamento e di raccordo tra la finanza statale e regionale”, permette di identificare e porre in essere negli anni forme di sgravio fiscale a favore di imprese e cittadini. Tuttavia questo strumento assolutamente fondamentale non è stato utilizzato quanto necessario. Per tale ragione una defiscalizzazione, sia per quanto riguarda le persone fisiche che le persone giuridiche, si rende necessaria anche alla luce di un contesto economico e sociale fortemente competitivo che vede penalizzati i piccoli imprenditori e le famiglie. Una riduzione del peso dell’addizionale IRPEF, da un lato sulle classi di reddito più svantaggiate, dall’altro anche su scala comunale, permetterebbe un respiro per chi ha patito maggiormente la dinamica dei prezzi legata alla spirale inflattiva degli ultimi anni, ma anche per coloro che vivendo in territori montani hanno maggiori costi che per forza devono essere compensati. È fondamentale combattere lo spopolamento dei territori montani, la manovrabilità fiscale può dare risposte concrete in tal senso.

Sul modello di quanto già proposto dalla Lega Vallée d’Aoste in questa ultima legislatura:

  • riduzione dell’IRAP per consentire alle imprese di poter impiegare maggiori risorse a favore dell’innovazione e dell’assunzione di personale;
  • riduzione dell’addizionale IRPEF al fine di ridurre la pressione fiscale sulle classi di reddito meno abbienti;
  •  riduzione dell’addizionale IRPEF per gli abitanti dei territori montani, da intendere dapprima per i Comuni montani, ma successivamente anche per i villaggi di montagna dei Comuni che insistono maggiormente sul fondovalle.

ENTI LOCALI

I nostri Comuni sono il livello di Governo più vicino al cittadino, quello che risponde per primo ai loro bisogni e che per primo è chiamato a rispondere alle problematiche tipiche che riguardano famiglie e singoli. Nel corso della legislatura 2020/2025 la maggioranza di governo non è stata in grado, o piuttosto non ha voluto, procedere ad una riforma delle norme che regolano gli Enti locali. 

Crediamo quindi necessario provvedere al più presto a definire un modello di riforma e rilancio del ruolo e dell’importanza del sistema valdostano degli Enti Locali, fondato ancora sui principi fondamentali della legge regionale 54/1998 che fissa elementi ancora oggi innovativi e perseguibili quali sussidiarietà e perequazione a cui sarà opportuno e necessario aggiungere ulteriori elementi di economia stabile e solidale (attraverso l’adeguamento dei principi di cui alla legge n.48/1995), sostenibilità e sviluppo nel medio e lungo periodo. 

Anche sulla scorta dell’esperienza maturata nelle ultime tornate elettorali, caratterizzate da un generale allontanamento dalla politica, così da determinare notevoli difficoltà nel coinvolgimento delle cittadinanze stesse, si ritiene necessario valutare una profonda riforma della rappresentanza in seno ai Consigli comunali sia dal punto di vista della composizione numerica, che del coinvolgimento dei singoli consiglieri (rendendoli più operativi e responsabilizzati nelle scelte amministrative) e anche nella rappresentanza territoriale di ciascun comune al fine di evitare che le zone meno densamente popolate o attrattive finiscano per essere dimenticate nelle loro necessità. 

A tal riguardo, considerando che ad oggi non esiste un testo unico in materia di Enti Locali, bensì numerose e troppe leggi, riteniamo necessario, con il giusto coinvolgimento del Consiglio Permanente degli Enti Locali (CPEL), adottare un Testo Unico degli Enti Locali della Valle d’Aosta all’interno del quale dovranno essere disciplinati almeno i seguenti elementi fondamentali:

  • autonomia amministrativa e finanziaria;
  • funzioni comunali e potestà regolamentare;
  • forme collaborative intercomunali per la razionalizzazione dei servizi e percorso di eventuali fusioni tra comuni (su base volontaria);
  • organi di governo e relativo status degli amministratori;
  • modalità di elezione del sindaco, del vicesindaco e del consiglio comunale;
  • organizzazione del personale (e.g. segretari, dirigenti e funzionari dell’area direttiva) e relativa contrattazione collettiva;
  • responsabilità e controlli in materia contabile.

Riteniamo che tale percorso di riforma potrà utilmente attivarsi istituendo una commissione “ad hoc” volta ad identificare le modalità e le più opportune soluzioni per poter scrivere, di intesa con il sistema degli Enti Locali, il nuovo Testo Unico.


AMMINISTRAZIONE REGIONALE

L’efficientamento del sistema amministrativo regionale è un elemento imprescindibile da portare a piena attuazione viste la costante evoluzione normativa e la crescente ed indispensabile digitalizzazione dei processi, sfide che si aggiungono alla necessità di offrire ai cittadini servizi efficaci, efficienti e di qualità, e di garantire ai dipendenti il benessere lavorativo. 

È fondamentale delineare una pianta organica che tenga conto della complessità delle competenze affidate alla Regione Autonoma Valle d’Aosta, regione a Statuto Speciale, con maggiori funzioni rispetto alle regioni a statuto ordinario, e, al contempo, con specialità morfologiche e demografiche tali da rendere ancora più complessa la gestione amministrativa del proprio territorio.

Sarà pertanto necessario revisionare la vigente legge regionale n. 22 del 23 luglio 2010 con l’obiettivo di rendere tale regolamentazione moderna ed al passo con le best practice in materia di amministrazione pubblica, introducendo i seguenti elementi:

  • principi e meccanismi di spoils system che tengano conto dell’orizzonte temporale della legislatura;
  • rotazione dei dirigenti apicali al fine di favorirne il ricambio e la multidisciplinarità delle competenze;
  • creazione o potenziamento di strutture di staff dipartimentali a cui affidare le competenze trasversali e di programmazione/pianificazione, a supporto di tutte le unità organizzative; 
  • potenziamento della possibilità di costituire strutture temporanee ad obiettivo a supporto della gestione delle problematiche più critiche ed impattanti;
  • rafforzamento delle politiche di digitalizzazione delle pratiche e dei processi amministrativi attraverso un fattivo coinvolgimento con la società in house di riferimento, considerando prioritaria la necessità di integrare tra loro sistemi strutturalmente collegati, quali ad esempio la gestione del personale e la contabilità generale della Regione;
  • revisione del modello di misurazione, valutazione ed incentivazione del personale sulla scorta delle previsioni normative ed indirizzi della normativa nazionale al fine di premiare maggiormente il raggiungimento degli obiettivi, secondo la logica di “risultato”.

Particolare attenzione poi dovrà essere posta per il sistema di controllo interno, prevedendo la creazione di strutture di “audit” di alta professionalità, quale presidio al rischio di non conformità amministrativa e controllo nel continuo dei processi burocratici, a supporto e a garanzia degli uffici regionali che gestiscono finanziamenti dell’Unione Europea o dello Stato.

Tra gli obiettivi prioritari in materia di riforma della macchina amministrativa si ritiene doveroso valorizzare le attuali e future risorse umane e sviluppare nel continuo la loro formazione. Questa occupa per l’appunto un posto strategico nel favorire la crescita professionale dei dipendenti e nel far fronte alle esigenze di flessibilità ed efficienza che i cambiamenti in essere e il contesto attuale rendono necessarie. Pertanto, si costituirà un ente di formazione amministrativa (in collaborazione con l’Università della Valle d’Aosta, altri primari enti di formazione, il Consorzio Permanente degli Enti Locali, etc.) denominato Ecole Valdôtaine de l’Administration (EVA) sul modello della Trentino School of Management. 

L’attività formativa dell’EVA verterà sulla progettazione e gestione di progetti formativi, rivolti al personale del comparto pubblico regionale, degli enti locali e degli enti strumentali regionali, nonché delle proprie società partecipate convenzionate, così come anche gli amministratori locali. In particolare con la creazione dell’EVA si intendono sviluppare tre principali ambiti di attività tra cui: 

  • la formazione e l’aggiornamento professionale dei destinatari;
  • l’attività di supporto tecnico e formativo al sistema degli enti locali valdostano, con particolare attenzione alle esigenze di cambiamento che richiedano specifici interventi di aggiornamento organizzativo e professionale;
  • attività di studio e ricerca non solo per rispondere alla complessità e alla dinamica accelerata del mondo di oggi, ma anche alla pluralità e alla tipicità delle competenze della Regione autonoma.

La strategia di efficientamento dovrà tenere anche in considerazione da un lato i processi di reclutamento, dall’altra i processi di empowerment e di engagement che devono essere punti cardine lungo tutto il percorso di carriera del personale assunto. In particolare, saranno portati in attuazione:

1) Fase di reclutamento:

  1. attività propedeutiche all’efficientamento della fase di selezione:
  • rafforzamento del personale deputato alla gestione delle procedure concorsuali. L’attuale contingente reclutato presso l’Ufficio concorsi non si rivela sufficiente, se non per gestire l’espletamento di poche procedure all’anno, non sufficiente rispetto al fabbisogno di personale; l’organico dovrà essere almeno raddoppiato, mediante l’attivazione di procedure di mobilità o in maniera residuale mediante l’espletamento di un concorso o di un corso-concorso ad hoc.
  • reperimento di sedi fisse, atte all’espletamento almeno delle procedure concorsuali che prevedono la partecipazione di meno di un centinaio di candidati. Allo stato attuale sono utilizzate diverse sedi, di volta in volta chieste in comodato o in affitto ad altri Enti. Non risulta più pensabile che l’Amministrazione regionale non si doti di sale adatte allo scopo.
  • stipula di convenzioni almeno triennali con altri Enti, per l’utilizzo di sedi dalla capienza più ampia, in modo da non dover eseguire una singola richiesta in caso di necessità.
  • esternalizzazione dei servizi correlati all’espletamento delle procedure di concorso, come già avviene in altre Regioni e a livello ministeriale (reperimento delle sedi fino a quando l’Amministrazione regionale non se ne doti, identificazione dei candidati, gestione dei concorsisti in aula), al fine di dedicare il personale amministrativo per le sole fasi di gestione delle candidature e per i rapporti con le Commissioni, aumentando il numero di procedure gestite, anche in ottica di contenimento costi.
  • necessità di utilizzo di pc o tablet per l’esecuzione delle prove, in quanto non risultano più pensabili l’inserimento di candidati che non siano in grado di utilizzare i più diffusi strumenti informatici, né la mancata digitalizzazione del procedimento di accesso agli atti, che ad oggi avviene ancora mediante scansione degli elaborati cartacei con conseguente aggravio amministrativo per l’ufficio preposto;
  • imprescindibile suddivisione delle procedure di concorso, che dovranno essere specifiche per area ove necessario ed eventualmente prevedere, per Strutture specifiche, la selezione a monte dei soli titoli di laurea idonei per l’accesso alla selezione. Ad oggi si ravvisa, in strutture deputate a procedimenti delicati quali la gestione di fondi e l’espletamento di attività specialistiche, la presenza di personale sprovvisto di titoli di studio adeguati o di esperienza pratica precedentemente maturata;
  • necessità di valutazione delle soft skills dei candidati, come peraltro già avviene in altre Regioni e in realtà private, non solo per l’area dirigenziale ma anche per l’area delle categorie (almeno per la categoria D), mediante:
  1. lo svolgimento di prove attitudinali per la verifica delle capacità professionali/gestionali richieste dalle skills non solo mnemoniche;
  2. l’esternalizzazione dell’attività specifica demandata a psicologi del lavoro;
  • inclusione del personale con disabilità, allo stato attuale selezionato solo per i profili di categoria A e B, anche mediante il supporto dei disability manager che ad oggi risultano essere adeguatamente formati e presenti presso il Dipartimento personale e organizzazione:
  1. al fine di rispettare il principio di non discriminazione, deve essere ripristinata la quota di riserva prevista fino a qualche anno fa anche per le categorie superiori;
  2. risulta inoltre non più differibile l’approvazione del Piano dei fabbisogni del personale con disabilità, come previsto da Provvedimenti dirigenziali già approvati nel 2024 dal Dipartimento personale e organizzazione, allo stato attuale non approvato.

2) Fase di gestione del personale reclutato:

  •  la formazione, organizzata e realizzata da EVA dovrà essere:
  1. continua e fin dai primi mesi di ogni anno solare: l’espletamento dei corsi di formazione dovrà essere distribuito lungo tutto l’anno, con la previsione di più sessioni, in modo da garantire la possibilità di partecipazione del dipendente e al contempo il rispetto delle scadenze amministrative delle strutture;
  2. di valore: che non si limiti al modello didattico frontale o alla somministrazione di lezioni pre-registrate, ma che preveda il coinvolgimento attivo e fattivo del personale;
  3. settoriale: specifica per macro aree, prevedendo per le materie che ne necessitano, anche una parte pratica della formazione (ad esempio stesura atti, capitolati di gara, ecc).
  • sarà necessario rafforzare la trasparenza per mezzo di:
  • procedure di mobilità che devono essere consentite a tutto il personale assunto da un periodo minimo anche senza assenso del Dirigente, previa copertura del posto e adeguato affiancamento della nuova risorsa inserita, al fine di arginare situazioni di malessere organizzativo e di burn out. Si ravvisa la necessità di istituire una piattaforma telematica all’uopo deputata, che possa consentire da un lato la pubblicazione dei posti vacanti dell’Amministrazione regionale, dall’altro la manifestazione dell’interesse da parte dei dipendenti interessati;
  • attribuzione delle particolari posizioni incentivabili: il nominativo prescelto deve essere comunicato a tutti i dipendenti della struttura di appartenenza, con indicazione dell’obiettivo e delle motivazioni fondanti l’attribuzione, per creare dinamiche di “esempio” e per provvedere alla concreta realizzazione delle attività oggetto di incentivo da parte del dipendente preposto. Si ravvisa inoltre la necessità di provvedere ad adeguata rotazione degli incentivi concessi.

3) Disagio lavorativo:

  • decentramento dell’attuale sportello di ascolto psicologico che dovrà essere localizzato in un luogo che possa meglio tutelare la privacy dei dipendenti che intendono usufruirne;
  • mappatura dei dati raccolti in forma aggregata da parte degli psicologi presenti, in modo da ottenere un inquadramento delle problematiche legate alla gestione del personale ed attuare soluzioni concrete ed adeguate a fronteggiarle;
  • monitoraggio dei dati delle richieste di mobilità del personale, per comprendere eventuali criticità che comportano un alto tasso di turn over, per cercare di risolvere le problematiche alla base dei trasferimenti.

SOCIETA’ PARTECIPATE

Le linee guida di gestione del complesso sistema delle società partecipate della Regione saranno sostanzialmente derivate da quelle che hanno contraddistinto l’azione di governo che la Lega Vallée d’Aoste ha guidato nel 2018 che, oltre ad essere improntate secondo la politica del buono e prudente Azionista, verteranno su tre linee di intervento:

 • gestione integrata e lineare delle realtà in house con le relative strutture regionali di riferimento sia in termini di processi amministrativi che di fornitura ovvero anche di semplificazione dei processi di contatto tra le strutture regionali e la relativa partecipata al fine di eliminare costi superflui e/o eventuali duplicazioni di processo;

 • valorizzazione del ruolo delle società in house quali fornitori efficienti di servizi alla Regione ed agli altri Enti pubblici rispetto alla logica dell’utile economico che dovrà altresì contraddistinguere la gestione delle altre società partecipate che svolgono ruoli di fatto assimilabili a società operanti nel mercato;

 • gestione delle ristrutturazioni e/o dei processi di razionalizzazione del sistema delle società partecipate e degli enti strumentali in linea con i dettami e le best practice definite in forza della Legge Madia.

Al contempo riteniamo necessario indicare obiettivi di breve termine determinati da necessità incombenti ovvero processi già avviati nel corso dell’esperienza di Governo che riteniamo prioritari e improcrastinabili, tra cui nello specifico:

 • la riforma della disciplina di nomina dei rappresentanti regionali in seno alle società partecipate al fine di valorizzare competenze, esperienze e professionalità manageriale e di gestione aziendale rispetto alle vecchie logiche di rappresentatività e lottizzazione di stampo meramente politico;

 • la ripresa del processo di razionalizzazione e ristrutturazione di Vallée d’Aoste Structure ad oggi ancora lontano da una sua completa e realistica soluzione;

 • pieno sostegno alla procedura concordataria funzionale alla ristrutturazione della “Casinò de la Vallée” attraverso ogni necessaria azione che l’Azionista Regione può mettere in campo per scongiurare qualsiasi rischio di fallimento dell’Azienda;

 • definizione di una puntuale programmazione di razionalizzazione, accorpamenti, fusioni e/o semplificazioni del sistema delle partecipate regionali e dei relativi enti strumentali in linea con le previsioni normative di riferimento e le migliori best practice di settore.

COMPAGNIA VALDOSTANA DELLE ACQUE

Nel programma del 2020 indicavamo la necessità di definire il futuro della più importante società partecipata valdostana nel più breve tempo possibile, ripartendo dal lavoro condotto dalla Commissione Speciale costituita nel corso del 2019 a seguito della quale nessuno degli scenari considerati è stato adeguatamente valutato (alla luce delle odierne condizioni economiche e aziendali).

Durante la legislatura 2020-2025 importanti avvenimenti, tra tutti lo svincolamento della società dagli obblighi della Legge Madia, hanno ridefinito il quadro della nostra Compagnia delle Acque. Inoltre sempre più pressante si fa il tema delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche, come notorio sottoposte a vincoli europei, che altre Nazioni sono riuscite a bypassare, che vietano una riassegnazione tout court delle concessioni per quanto riguarda la Valle d’Aosta.

A tal riguardo riteniamo che tra le priorità di governo vi sarà quella di favorire la miglior soluzione per la Valle d’Aosta, anche ricorrendo ai contatti nazionali ed europei del nostro Partito, in modo da promuovere in ogni sede il valore economico e strategico della nostra azienda, foriera di ingenti introiti per le casse regionali e forti ricadute positive sul territorio. 

Inoltre riteniamo che per favorire il miglior funzionamento di quello che è attualmente un importante player energetico a livello nazionale come CVA, e le sue migliori performances sul mercato, sarà necessario evitare qualsiasi forma di direzione e coordinamento da parte del socio indiretto, ovvero la Regione. Per la nostra visione della Valle, le interferenze della politica, spesso incapace di visione lungimirante e legata ad interessi di parte, vanno limitate all’essenziale, al fine di evitare storture e conflitti di interesse più o meno palesi.

CORPO VALDOSTANO DEI VIGILI DEL FUOCO E CORPO FORESTALE DELLA VALLE D’AOSTA

Anni di giustificate sollecitazioni pervenute dalle rappresentanze del Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco e del Corpo Forestale della Valle d’Aosta hanno portato a scarsi risultati.

La legge 3/2024 che istituisce il comparto sicurezza e soccorso è rimasta uno “scatolone vuoto” in quanto è ormai sempre più opportuno che i Vigili del Fuoco necessitino di un dipartimento autonomo al di fuori della Protezione civile. Tema essenziale sia per i Vigili del fuoco che per i Forestali è poi quello previdenziale, per cui si rende necessaria l’approvazione nel breve periodo di una norma di attuazione per equiparare le posizioni degli appartenenti ai due Corpi con quelle dei colleghi del resto del paese.

Inoltre è più che mai urgente intervenire sulle procedure Cus per evitare confronti/scontri tra Vigili del Fuoco e Soccorso Alpino Valdostano, due enti che rappresentano delle eccellenze e che devono lavorare in simbiosi.Occorre anche valutare l’opportunità di una migliore distribuzione sul territorio del Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco Professionisti, in modo da garantire un pronto e rapido intervento degli stessi anche nelle zone più lontane dall’attuale caserma, anche prevedendo un distaccamento dei Vigili del Fuoco in bassa Valle come da nostra proposta in Consiglio regionale. Questo permetterebbe anche di coordinare e quindi ottimizzare l’intervento dei Volontari.


AFFARI EUROPEI

Nel periodo 2021-2027, la Valle d’Aosta può contare su ingenti risorse europee da investire sul territorio. Tuttavia, i dati mostrano che la nostra Regione è in forte ritardo nell’utilizzo di questi fondi, con gravi carenze nella programmazione, nella gestione e nel monitoraggio. Rischiamo di perdere risorse fondamentali, se non si interviene subito con un cambio di rotta deciso.

Per invertire la tendenza, la Lega Vallée d’Aoste propone una riforma concreta nella gestione dei fondi europei. È necessario valorizzare il personale impiegato nei processi di programmazione e rendere più snelli gli iter burocratici. Vogliamo che gli uffici regionali coinvolti nei progetti europei siano dotati di personale selezionato con competenze specifiche e formato adeguatamente. La selezione deve avvenire attraverso criteri trasparenti e prove mirate, per garantire la presenza di figure davvero qualificate.

Serve inoltre un investimento serio nella formazione continua, per aggiornare costantemente il personale su regole e strumenti in continua evoluzione. Il sistema informatico utilizzato per la gestione dei fondi è complesso e poco intuitivo: devono essere resi disponibili manuali aggiornati e semplici, in modo che chi lavora su questi strumenti sia realmente messo in condizione di operare con efficacia.

Infine, proponiamo la creazione di un’Autorità unica di gestione dei fondi europei, sul modello di quanto già avviene in molte Regioni italiane. Questa struttura permetterebbe un coordinamento più efficace, regole più chiare e una gestione più rapida. Vogliamo studiare i modelli virtuosi di Regioni come Emilia-Romagna, Liguria o Friuli Venezia Giulia, per adottare anche in Valle d’Aosta le migliori soluzioni già sperimentate con successo altrove.

Solo così potremo garantire alla Valle d’Aosta le opportunità che merita, senza perdere un euro di ciò che ci spetta.

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